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domenica 6 novembre 2011

Tapas

Come promesso ecco alcune delle ricette servite durante la cena a base di tapas. Vengono tutte da questo fantastico libro che sicuramente verrà riutilizzato al più presto. Non solo per la quantità di preparazioni interessanti che ci sono, ma soprattutto per l'aria di convivialità e di festa che si è creata durante il pasto. L'idea di servire diverse portate praticamente tutte contemporaneamente avendo la possibilità di assaggiare in qua e in la', il tutto accompagnato da un buon vino spagnolo arrivato ditettamente da Valenza e dalle chiacchere ha fatto sì che la serata si svolgesse in grande allegria e rilassatezza. Insomma, un esperimento da ripetere

FAVE E SALSICCIA
(per 6 persone)

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  • 750 gr di fave sgranate
  • 1 cucchiaio di olio di oliva
  • 1 cipolla tritata finemente
  • 500 gr di salsiccia (o morcilla) spellata e tagliata a pezzi
  • sale qb
* Se utilizzate fave surgelate seguite le istruzioni riportate sulla confezione. Se usate quelle fresche, pulitele, portate a bollore abbondante acqua salata e lessatele scoperte per circa 5-10 minuti fino a che non sono cotte.

Scaldate l'olio in una padella, aggiungere la cipolla e farla appassire a fuoco basso per circa 7 minuti mescolando di tanto in tanto per evitare che bruci. Scolate le fave, aggiungetele in padella e fatele cuocere a fuoco molto basso per 6 minuti. Nel frattempo scaldate un altra padella e fatevi cuocere la salsiccia, mescolando di tanto in tanto. Incorporatela alle fave e fate cuocere per altri 10 minuti, mescolando al bisogno. Regolate di sale e servite calde

TORTILLA DI PATATE ALLA SPAGNOLA
(per 6 persone)

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  • olio evo per friggere le patate+2 cucchiai per cuocere la tortilla
  • 1 kg di patate tagliate a metà nel senso della lunghezza e affettate sottili
  • 8 uova
Scaldate l'olio a fuoco medio in una padella di 28 cm di diametroe cuocetevi le patate mescolando di tanto in tanto finchè non sono morbide e leggermente dorate. Sbattete energicamente, per 1 minuto, le uova con un pizzico di sale, in una ciotola capiente e agiiungete le patate mescolando con una forchetta. Scladate i due cucchiai di olio a fuoco vivo nella padella e cuocetevi il composto di uova e patate, scuotendo di tanto in tanto, finchè la parte inferiore non si è rappresa e leggermente dorata. Rovesciate la tortilla su un coperchio e un piatto e fatela scivolare di nuovo in padella per farla dorare anche dall'altro lato a fuoco basso, scuotendo di tanto in tanto. Servite calda.

EMPANADINAS DI TONNO

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per la pasta
  • 25 gr di burro
  • 3 cucchiai di olio evo
  • 300 gr di farina+altra per infarinare (io ne ho dovuta aggiungere un bel po')
  • 1 uovo
  • sale
per la farcia
  • 1 cucchiaio di olio evo per friggere
  • 1 cipolla tagliata molto finemente
  • 200 gr di tonno al naturale scolato
  • 3 cucchiai di polpa di pomodoro
  • sale
Per prima cosa preparate la pasta. Versate 250 ml di acqua in una casseruola, unite il butto, l'olio eun pizzico di sale e scaldate a fuoco basso finchè il burro non si è sciolto. Quando l'acqua è calda, ma prima che bolla, togliete la casseruola dal fuoco, aggiungete la farina e mescolate, quindi unite l'uovo. Trasferite l'impasto sulla spianatoia ben infarinate e lavorate bene l'impasto aggiungendo farina fino a che non avrete una consistenza omogenea ed elastica. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per almeno 30 minuti.
Nel frattempo preparate la farci: scaldate l'olio in una padella e fatevi appassire la cipolla a fuoco medio per circa 6 minuti, mescolando di tanto in tanto fino a che non è traspsrente. Unite il tonno e la polpa di pomodoro, amalgamate bene e mettete da parte.
Sul piano di lavoro infarinato tirate la pasta in uns sfoglia sottile. Distribuite piccole quantità di ripieno su metà della sfoglia e quando è finito ripigatevi sopra l'altra metà. Ritagliate la sfoglia a forma di piccole mezze lune lasciando attorno al ripieno un piccol berdo. Premete con le dita sui bordi per togliere l'aria in modo che l'empanadinas non si aprano durante la cottura. Spennellatele con con dell'olio e cuocetele in forno preriscaldato a 180° fino a che non sono dorate.

mercoledì 29 giugno 2011

Clouds

DAY 3 - CLOUDS

day 3 - clouds - 20.06.2011

Vanno vengono ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo sembra che ti guardano con malocchio Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro per tanti metri Certe volte ti avvisano con rumore prima di arrivare e la terra si trema e gli animali si stanno zitti certe volte ti avvisano con rumore Vanno vengono ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai Vanno vengono per una vera mille sono finte e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

(De Andrè)


E dal blu del cielo passiamo a quello del mare e ai suoi deliziosi frutti. Una ricettina sciuè sciuè, ma che per me racchiude tutto il sapore dell'estate

BAVETTE ALLE VONGOLE
(per 2 persone)

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  • 500 gr di vongole
  • 200 gr di bavette
  • uno spicchio d'aglio
  • la punta di un cucchiaino di peperoncino secco
  • un mazzetto di prezzemolo
  • pepe qb
Lasciate le vongole a bagno in acqua fredda per circa sei ore, cambiando spesso l'acqua e lavandole ogni volta sotto l'acqua corrente.
Portate a bollore una pentola d'acqua e quando ha raggiunto il bollore salate e cuocetevi le bavette. Nel frattempo scolate le vongole, mettetele in una pentola capiente e ponetele sul fuoco a fiamma media, coperte, e lasciatele aprire. In una padella scaldate tre cucchiai di olio extra vergine di oliva, quando sarà ben caldo togliete la pentola dal fuoco e unite l'aglio schiacciato e il peperoncino. Mescolate per insaporire l'olio e mettete da parte. Quando le vongole saranno aperte trasferitele nella pentola con l'olio aromatizzato assieme al loro sughetto, unite anche le bavette cotte al dente e saltate sulla fiamma viva. Infine aggiungete il prezzemolo tritato e una spolverata di pepe e servite ben calde con un giro di olio a crudo.

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martedì 18 maggio 2010

La Conta delle Minne e la mia dichiarazione di amore alla Sicilia

Questa è una storia di donne. Di donne forti, sagge, pilastri silenziosi di famiglie, colonne portanti della loro vita e di quelli che le stanno attorno.
Sant'Agata nacque a Palermo nel III secolo dopo Cristo. Una figura di spicco nella sua comunità. Diaconessa poco più che ventenne sfidò il potere e l'amore malato di un proconsole romano.
Nel romanzo di Giuseppina Torregrossa, La conta delle minne, Agata racconta la sua infanzia solitaria passata nella casa dei nonni a M. un paesino vicino a Palermo, e la storia della sua famiglia, composta di donne dallo spirito forte e pragmatico e di uomini deboli e dediti al vizio, del rapporto con l'altra sua nonna, che porta il suo stesso nome e che nella cucina della sua casa Palermitana, durante la festa di Sant'Agata, nell'ombra umida del mattino, le insegna l'amore per il cibo e la ricetta per quei dolci tipici di quella festa che l'avrebbero preservata da ogni male.
Il racconto si snoda fra i ricordi e un presente sempre più vicino e in cui Agata, quella del romanzo, perde la fede in se stessa, nella Santa, in tutto ciò in cui ha creduto fino a quel momento diventando schiava di un uomo crudele, impersonificazione stereotipata del masculo siciliano. Il libro soffre u po' di questa dicotomia così drastica in cui i due primi capitoli hanno quasi il sapore del romanzo familiare della "Casa degli Spiriti" di Isabel Allende e l'amarezza del verismo de I Malavoglia verghiani e la parte finale che scade un po' nei toni di un romanzo erotico
Nel complesso La Conta delle Minne si rivela un romanzo assolutamente piacevole, in cui le descrizioni di una Sicilia passionale, dove sacro e profano si mescolano in modo unico e profondo, in cui lo Scirocco rende pazzi, e i profumi e colori sembrano più vividi e reali, sono una voce che va al di là della semplice lettura.

Ho terminato questo libro con negli occhi il profilo dell'Etna, nel naso l'odore intenso che si respira nei vicoli della Kalsa, nelle orecchie il silenzio dei chiostri di San Giovanni degli Eremiti. Non potevo fare altro che andare in cucina e preparare qualcosa di tipicamente siciliano!

TOTANI RIPIENI

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Ingredienti: 6 totani già puliti/ 250 gr di pangrattato/ 100 gr di pecorino sardo/ 50 gr di pomodorini pachino/ 2 spicchi di aglio/ 3 cucchiai di concentrato di pomodoro/ basilico/ olio, sale e peperoncino qb

In un tegame soffriggete nell'olio gli spicchi d'aglio, unite i tentacoli tagliati a pezzettini e gli scarti delle teste dei totani e fate rosolare. Aggiungete i pomodorini tagliati a cubetti, regolate di sale e lasciate insaporire per un paio di minuti. A parte mescolate il pangrattato con il pecorino grattugiato e uniteli ai tentacoli e ai pomodorini. Fate tostare per alcuni minuti. Riempite ogni totano con il ripieno e chiudete con uno stecchino per evitare che fuoriesca (riempite i totani solo a metà perché tenderanno a restringersi in cottura). Adagiate i totani in un tegame e fateli soffriggere da tutti i lati in olio d'oliva fino a che non saranno ben sigillati. Coprite con il concentrato di pomodoro diluito, precedentemente, in un bicchiere di acqua calda, aggiungete il basilico tritato, e insaporite con sale e peperoncino. Cuocete per una ventina di minuti, aggiungendo se necessario un po' di acqua calda.

NB: se dovesse avanzare del ripieno conservatelo in un barattolo di vetro o in un tupperware, potrete utilizzarlo per condire la pasta o delle verdure al forno.

lunedì 29 marzo 2010

E' Primavera?!?!

Finalmente la primavera cominci a a farsi sentire! Sarà siamo tornati all'ora legale e adesso uscire dal lavoro non sembra entrare in un tunnel buio e freddo. Cambia stagione e cambiano le sensazioni, i ritmi. Sento che il corpo richiede nuove energie, nuovi stimoli. La mente si fa più distratta, spinta verso le imminenti vacanze. La voglia di stare dietro ai fornelli si è un po' ridotta, assorbita in gran parte da lunghe lievitazioni e esperimenti di glassatura. Però quando la weazel arriva a casa dopo un incursione al mercato con un chilo di alici freschissime e gli occhioni da gatto con gli stivali, l'unica cosa da fare è aprire il libro di cucina siciliana e preparare le

ALICI ALL'ARANCIA


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Ingredienti: 1 chilo di alici/ il succo di due arance/ 2 limoni biologici/ 1 bicchiere di vino secco/ 100 gr di pinoli/ timo, menta, alloro a piacere/ 150 gr di pan grattato

My creation

Private le alici della testa, delle interiora e della lisca centrale. Apritele a libro e sciacquatele sotto l'acqua corrente e tenetele da parte. Tagliate i limoni a fettine sottilissime dopo averli lavati bene. Tritate le erbe aromatiche e unitele al pan grattato e insaporite con una presa di sale. Rivestite una teglia con carta forno e fate uno strato con le fettine di limone. Fate uno strato con le alici. Coprite con metà emulsione ricavata dal succo delle arance e il vino. Coprite con 50 grammi di pinoli, distribuendoli in modo omogeneo. Completate con metà del composto di pan grattato aromatizzato e procedete a coprire il tutto con un altro stato di ingredienti (limoni, alici, pinoli, emulsione, pangrattato. Cuocete per circa 30 minuti in forno preriscaldato a 180° (gli ultimi 5 minuti passate in modalità grill, passando un filo d'olio sulla superficie del tortino)

martedì 2 marzo 2010

Sicilia Mon Amour

I miei genitori hanno sempre amato fare le ferie fuori stagione, più precisamente visitare d’inverno, luoghi solitamente presenti nell’immaginario collettivo come località di vacanze estive e d’estate andare al nord o in località “fresche”. Per questo la prima volta che approdammo in Sicilia, fu durante le vacanze di Natale. Negli anni successivi grazie al tennis, agli amici e alla vita sono tornato tante volte nella regione più bella d’Italia, ma nonostante abbia ricordi stupendi delle vacanze di sport nel limoneto di Giardini per me la Sicilia rimarrà sempre quella dell’inverno 1993. La prima volta che vidi l’Etna, innevato, come sfondo di scena del Teatro Greco di Taormina, il mio primo vero cannolo, gli arancini…la pasta alla Norma, Siracusa e il barocco di Noto. Una meraviglia, tutta per noi, neanche un turista. Gli ultimi giorni del nostro viaggio decidemmo, visto il tempo primaverile, di andare a Lipari per fare un giro delle Isole. Appena arrivati il tempo cambiò, si alzò un vento fortissimo (non è un caso se si chiamano Eolie), che ci bloccò sull’isola per tre giorni perché i traghetti non potevano più navigare. I miei naturalmente erano piuttosto agitati, eravamo alla fine del viaggio, dovevamo tornare a Bologna e loro rientrare al lavoro….ma il vento sembrava non calare. Io, invece, assaporai una sensazione unica e irripetibile, quella di essere bloccati su un’isola alla fine del xx secolo. Per le vacanze la prof di Lettere ci aveva dato come compito, tra gli altri, la lettura dell’Iliade. Io la lessi quasi tutta in quei tre giorni, pieni di vento tra Lipari e Vulcano. Ancora adesso se qualcuno nomina Achille o Patroclo, io penso al molo ventoso di Lipari e alle onde schiumose che si schiantavano sui frangiflutti. E’ stato strano e bellissimo, perché quella volta, al contrario di molte altre, sapevo di vivere un momento irripetibile. Alla fine il vento e il mare si calmarono e noi riuscimmo a ripartire, ma per un po’(probabilmente a causa delle mie letture) sembrò che qualcuno volesse tenerci lì, come gli Dei dispettosi dell’epos omerico.

Ieri Fra mi ha cucinato una pasta buonissima che unisce terra e mare, come tanti piatti poveri ed eccezionali del nostro Mediterraneo. Penso che un piatto sia veramente buono quando ci porta ai ricordi di momenti piacevoli o addirittura unici. Io ieri per un po’ sono tornato a Lipari nel 1993

PASTA CON PAN GRATTATO AL RAGÙ DI POLIPO E CAVOLO ROMANO

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Questo piatto nasce dal ricordo di alcune vacanze siciliane. Il profumo di quella terra, i suoi prodotti, la sua cultura mi hanno da subito fatto innamorare. In questo peridio dove le giornate cominciano ad allungarsi e nell'aria c'è già quel sentore inconfondibile di primavera la voglia di riassaporare i gusti di quella regione si fa sempre più insistente. Spero che questi cannolicchi vi invitino ad altri e golosi abbinamenti ;) Fra

Ingredienti per due persone: 130 gr di cannolicchi di Gragnano/i fiori di mezzo cavolo romano cotto al vapore (potete anche usare dei broccoli)/ 100 gr di pan grattato/ 180 gr di ragù' di polipo (io ne avevo una confezione già pronta ma potete sostituirlo con delle sarde/ mezzo bicchiere di vino bianco/ olio e peperoncino qb

In un pentola di acqua bollente e salata cuocete i cannolicchi. Nel frattempo preparate il sugo. In un padellino tostate il pan grattato con circa 3 cucchiai di olio. In un'altra padella scaldate un paio di cucchiai di olio extra vergine di oliva e unitevi il ragù di polipo (o le sarde dopo averle lavate e private della testa, della lisca centrale e delle interiora). Unite il cavolo, precedentemente cotto al vapore. Sfumate con il vino, alzando la fiamma al massimo. Salate e condite a piacere con il peperoncino. Scolate la pasta al dente e fatela saltare nel condimento di polipo e cavolo e infine aggiungete il pan grattato tostato. Condite con un filo di olio extra vergine.

mercoledì 30 dicembre 2009

Un Antipasto per il nuvo anno e tantissimi auguri per uno splendido 2010

Questo è l'ultimo post dell'anno. Il 2009 è fuggito via con i suoi bassi e alti. Ci sono stati cambiamenti importanti che spero avranno risultati nel prossimo anno. Mi aspetta una settimana riposante di ferie dove cercerò di mettere apposto la mia casina, ordinare le cose e le idee, vedere gli amici e passare qualche ora piacevole con loro.
A voi che passate di qui auguro un 2010 ricco di nuove eperienzie, di novità che vi facciano crescere e di incontri che vi facciano emozionare. Vi lascio un idea per l'antipasto del Canone, un piatto profumatissimo e leggero...


AGUGURONI PER UNO SPLENDIDO 2010

PESCE SPADA AFFUMICATO CON ARANCE E CIPOLLOTTI

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Ingredienti per 6 persone: di pesce spada affumicato* / 5 arance grandi e bioligiche/ 6 cipollotti/ 200 gr di pistacchi tritati/ olio extavergine di oliva/ sale qb

Lavate e mondare i cipollotti e lasciateli riposare in una ciotola ripoerti da del latte (in questo modo perono acidità e diventano facilmente digeribili) per almeno otto ore. Scolate i cipollotti, lavateli nuovamente e affettafeli sottilmente. Tendete da parte.
Bucciate le arance al fivi e tagliatele a tettine sottili di cirva mezzo millimetro. Disponete le fettine di pesce spada su un piatto piano di circa 26 cm di diametro, coprite con uno strato di fettine di arance e uno di cipollti. Spolverirrate con un terzo dei pistacchi tritati e cindite con un filo di olio e il sale e ripetete il procedimento altre tre volte. Tenete il piatto in figorifero fina a 15 minuti prima di servire. Accombagnate con frizzanti bollicine


*per chi è di Bologna lo si trova da Atti, se no rivolgersi al proprio pescivendolo di fiducia o al necogozio preferito di delicatessen...se porpio non si trovasse sostituire con altro pesce affumicato

lunedì 23 novembre 2009

Mare

Arturo viveva sull'isola in una casa di assi bianche. Quando il vento proveniente da nord spirava sulla scura superficie del mare, increspandolo di onde spumeggianti, gli schizzi battevano come piccole dita sulla finestra della veranda. Arturo, allora, si sedeva sulla poltrona di vimini a fumare, mentre la Gatta gli si acciambellava in grembo. Il tè fumante leggermente corretto spandeva le sua volute balsamiche appannando i vetri.
Fuori le canne lacustri fischiavano la loro musica costante e atonale. Erano lunghi pomeriggi in cui la barca rimaneva al riparo, nella rimessa. Virgo, l'aveva chiamata, quella bagnarola scassata, pagata poco più che cento euro. Certo che la fatica spesa per rimetterla in sesto gli era costata molto di più. Ma durante i mesi spesi fra trucioli e vernici, pece e sartie, Arturo aveva iniziato ad amare ogni nodo dello scafo. Dipinta di azzurro e di bianco, l'aveva fatta, e in certe giornate quando il sole riverberava sul pelo dell'acqua gli sembrava quasi di stare cavalcando un gigantesco pesce.
Arturo aveva la pelle abbronzata, riarsa dai giorni passati in mare aperto, ma non era sempre stato così. Arturo era un broker, perennemente in giacca e cravatta, unghie curate, vacanze alle Maldive, macchine potenti e belle donne. Poi tutto, improvvisamente, era cambiato. Un investimento sbagliato, la crisi dei mercati e tutto ciò che aveva si era volatilizzato. Gli amici erano spariti, assieme al suo attico in centro, al porche e alle vacanze in luoghi esotici.
E così Arturo era emigrato, o meglio ritornato, all'isola dei suoi genitori. Quel luogo che aveva sentito raccontare migliaia di volte dalla voce di suo padre, mentre gli occhi gli si tingevano di una malinconia strana e profonda. Era tornata a quella vecchia casa ereditata alcuni anni prima e che non aveva mai visto. Triste, solo e profondamente arrabbiato con il mondo.
Ma il mare, si sa, è una medicina antichissima. Ti cattura l'anima parlando sottovoce. Ti strega con i suoi colori mutevoli, con il profumo del sale e della libertà. E poi c'erano le persone. Uomini e donne sempre indaffarati, ma mai troppo per negarti un sorriso o un caffè. Gente che amava la propria terra come qualcosa di vivo, custode della loro memoria e del loro sudore.
Arturo guardava il mare in attesa che la pioggia si calmasse. Ascoltava la vita scorrere, consapevole della sua esistenza. Presto sarebbe stato di nuovo in mare, fra le onde e l'immenso.

POLIPETTI MURATI

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(ricetta originale su kitchen qb)

Ingredienti: 1200 gr di polipetti (doppia fila di ventose)/ una scatola di pelati/ 1 cipolla/ 2 spicchi d'aglio/ 1 bicchiere di vino bianco/ olio evo qb/sale e peperoncino secco qb

In una pentola dal fondo spesso fate soffriggere con un po' d'olio la cipolla, tagliata sottile, e gli spicchio d'aglio spellati e interi. Bagnate con qualche cucchiaio di vino e aggiungete i pomodori pelati, salate e cuocete per 5 minuti. Unite i polipetti puliti e ben lavati e fate sfumare con il resto del vino a fiamma vivace. Unite il peperoncino, coprite e portate a cottura facendo stringere il sugo per un'ora e 30 circa sul fuoco più basso proteggendo la fiamma con uno spargifiamma. Durante la cottura non sollevate mai il coperchio (è per questo motivo che vengono chiamati murati). Quando i polipetti saranno cotti regolate di sale e servite con pane tostato.

martedì 8 settembre 2009

Toccata e fuga

Due giorni di rilassante apatia. Persa in una bolla di ozio fatta di lunghe ore passate a bordo piscina, per compagno un silenzio estatico e il rumore dell'acqua che lambisce le piastrelle di marmo bianco. Il tempo si dilata mentre il sole tiepido mi accarezza la pelle che mano mano assume il colore del caffè. Le parole diventano superflue e tutto ciò che desidero è rimanere sdraiata ancora un po' a osservare la luce che rende traslucide le foglie degli alberi, morbidi pezzi di vetro color smeraldo che riempono con la loro ombra splendente questo pigro pomeriggio.

Abano è piccola e ordinata. I negozi si accalcano sotto i portici immacolati e l'esplorazione diventa un gioco liberatorio. Un paio di orecchini neri di metallo, un libro di ricette, piccoli regali di carta si trasformano in un piccolo tesoro scovato fra gli scaffali strabordanti di cianfrusaglie.


My creation


Il fine settimana è fuggito così, coccolata dalla tiepida acqua sulfurea delle terme, fra passeggiate e caffè seduti al tavolino di un bar osservando i vecchietti tenersi per mano o improvvisare un valzer sulle note di "Soli".
Lunedì prendiamo la macchina per esplorare i dintorni. I colli Euganei sfilano al nostro fianco, morbidi e placidi come i fianchi una matrona. A Monselice è giorno di mercato. Nell'aria, mentre ci inerpichiamo verso il castello, si diffonde il profumo della frittura di pesce e degli innumerevoli ortaggi disposti ordinatamente sui banchi. Dal bel vedere una campagna ricca e verde ci strizza l'occhio, civettuola, brillante in questa giornata tersa.
My creation

Ci spostiamo di qualche chilometro e arriviamo ad Arquà Petrarca. Case in sasso e una distesa di alberi di giuggiole. I frutti maturi punteggiano il paesaggio con il loro arancione bruciato. La villa dell'immortale poeta si rivela chiusa, ma un piccolo negozio in cui compriamo fichi, uva e giuggiole ci rinfranca della salita appena affrontata.

My creation

Infine giungiamo a Padova. E' l'ora di pranzo ma prima di fermarci a magiare rinfranchiamo lo spirito visitando la Cappella degli Scrovegni. Rimango a fissare a bocca aperta la raffinatezza degli affreschi, i colori vibranti che conferiscono alle figure spessore e profondità. Alcuni riquadri sono di una perfezione assoluta e solo la campanella che annuncia la fine della visita mi distoglie dalla contemplazione di cotanta bellezza.

My creation

Una breve passeggiata per il centro, giusto il tempo per conservare negli occhi le bellezze architettoniche di questa splendida città e per rallegrare il corpo con un pranzo leggero e gustoso, in un piccolo locale che vorrei poter trasferire a Bologna.

E' ora di rientrare, ma per poche ore. Domani un aereo mi porterà finalmente nella mia amata Sicilia. Non vedo l'ora. La macchina fotografica è lì che aspetta sul letto, la valigia è quasi pronta...e per voi un'altra versione di cous cous (scusate sto diventando monomaniaca ;D)



COUS COUS COZZE E PATATE

Cous Cous Cozze e Patate

Ingredienti per 2 persone: 100 gr di cous cous/ 1 bustina di zafferano/ 1 piccola cipolla tropea/ 40 gr di burro/ 2 patate/ 1 confezione da 250 gr di cozze sgusciate congelate (se avete la possibilità di utilizzarle fresche fatelo, basta farle aprire a parte, sgusciarle e poi seguire la ricetta)/ mezzo bicchiere di vino bianco/ un mazzo abbondante di prezzemolo/ sale&pepe q.b.

Lavate, pelate e riducete a dadini le patate. Mettetele in una ciotola, ricopritele con acqua fredda e lasciatele riposare per almeno 10 min. Nel frattempo fate scorrere dell'acqua calda sulla confezione di cozze congelate fino a quando risulteranno morbide. Sbucciate la cipolla e tritatela finemente assieme al prezzemolo. In una padella piuttosto larga fate sciogliere il burro, aggiungete le patate dopo averle scolate e fate cuocere a fiamma dolce fino a quando le patate si saranno ammorbidite. Unite le cozze sgusciate, il trito di cipolla e prezzemolo, il sale e il pepe e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco, alzate il fuoco e fate rapprendere tutto il liquido.Nel frattempo portate a ebollizione 200 ml di acqua. Mettete il cous cous in una ciotola. Quando l'acqua spicca il bollore salatela, prelevatene un paio di cucchiai e con questi diluite lo zafferano. Versate l'acqua bollente sul cous cous e lo zafferano diluito. Coprite con un coperchio o un piatto e lasciate riposare per 5-8 min (l'acqua deve essere stata assorbita completamente). Trascorso questo tempo sgranate il cous cous con una forchetta. Impiattate disponendo il cous cous al centro contornandolo con il condimento di cozze e patate


Ci sentiamo nuovamente lunedì prossimo e se qualche siciliano è in ascolto e ha voglia di consigliarmi qualche posticcino proprio da non mancare si faccia pure avanti. Un bacione a tutti!!

mercoledì 24 giugno 2009

I need to go away....

E' estate ma il cielo è una coperta grigia e pesante. Squarci di un sole pallido rendono l'aria densa e umida. Conto i giorni che mi separano dalle vacanze, sembrano un'eternità. Ho bisogno di fuggire dalla quotidianità, di sentire parlare un'altra lingua, sconosciuta, senza capire il senso delle frasi, godendo solo della musicalità delle parole. Mi immagino il cielo portoghese che già una volta mi ha stregato con la sua profondità e mutevolezza.

Belem
(Torre di Belém, Lisbona)

Mi domando come sarà attraversare un paese che è ancora poco sviluppato, nei cui piccoli paesi le anziane vestono di nero e siedono davanti alla porta. In cui spesso per visitare una chiesa bisogna cercare il sacrestano perché apra le porte del tempio, una caccia al tesoro fatta di gesti per farsi comprendere.

Vecchietta e piccioni
(Alfama, Lisbona)

Queste immagini affiorano da ricordi non miei, si sono formate leggendo il diario di viaggio di chi in quella terra c'è nato, di chi, quella terra, la porta nel sangue e nel cuore.
Traccio le X rosse sul calendario e non vedo l'ora di trovarmi fra le montagne del Douro e le valli dell'Alentejo e magari soffermarmi sulle bianche spiagge dell'Algarve a osservare tramonti infuocati. Intanto conto i giorni e mi coccolo come posso

POLPETTINE DI PESCE

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Ingredienti per due persone: 400 gr di spinarolo/ un mazzetto di prezzemolo/ due fette di pan bauletto ai 5 cereali e soia/ un uovo/ un cucchiaino di curcuma/ la scorza di mezzo limone non trattato/un cucchiaino di timo/ una punta di cucchiaio di zenzero in polvere/ sale qb/ 2-3 cucchiai di pan grattato/ 15 pomodorini pachino/ mezza cipolla

Cuocete il pesce al vapore. Lasciatelo raffreddare e spinatelo (lo spinarolo ha una lisca centrale piuttosto grossa, quindi basterà incidere la polpa lungo la spina centrale e spingerla verso l'esterno). Tritate la polpa del pesce a coltello, il più finemente possibile e mettetelo in una ciotola. Tritate anche il prezzemolo e unitelo al pesce. Eliminate la crosta alle fette di pane e bagnatele brevemente in un goccio di latte. Strizzatele e unitele al pesce, assieme alle spezie e alla scorza del limone grattugiato. Aggiungete l'uovo, il sale, il pan grattato e impastate il tutto con le mani fino a ottenere un composto omogeneo, ma non troppo asciutto. Con le mani bagnate formate delle piccole polpette, passatele nella farina, e disponetele su un vassoio ricoperto di carta da forno. Mettete in frigorifero a riposare.
Nel frattempo lavate e tagliate a metà e pomodori. Stufate la cipolla tagliata a fettine in un goccio d'olio e quando sarà diventata trasparente unite le polpettine. Fate soffriggere per alcuni minuti, girandole di tanto in tanto molto delicatamente. Una volta che saranno ben sigillate sfumate con del vino bianco (io ho usato del Pignoletto). Fate evaporare e unite i pomodori. Coprite con un coperchio e cuocete per altri 10-15 minuti a fuoco medio, girando spesso le polpettine.

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martedì 31 marzo 2009

Un'insalata per richiamare la primavera

La pioggia scende incessante sui vetri. Forma rivoli, mutevoli forme geometriche. Tutto è grigio, languidamente sonnolento.
Ho voglia di sole. Ho voglia di luce. Di togliermi strati di vestiti, di sentire il calore sulla pelle nuda. Ho voglia di rivedere il mare, lo specchio dorato sotto i raggi del mezzogiorno. Di godere della spiaggia vuota, non ancora invasa da schiere di ombrelloni e turisti. Di sentire la sabbia bagnata sotto i piedi scalzi. Di scavare pigramente cunicoli con la punta delle dita, mentre sdraiata osservo le nuvole rincorrersi all'orizzonte.
Ho voglia di sentire il profumo della primavera, quell'odore di terra ed erba appena tagliata. Di vedere le gemme brillare di un bel verde acceso, trasformarsi, diventare bocciolo, fiore.
Questa stagione si sta facendo desiderare, come un amante reticente, come una bambina dispettosa che gioca a nascondino.
E allora nell'attesa, inganno questo grigiore cercando di portare leggerezza e colore nei miei piatti. Una sorta di offerta, di richiamo per questa primavera capricciosa

INSALATA DI SALMONE AL MIELE

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Ingredienti per due persone: 2 tranci di salmone/ insalata mista a piacere (valeriana, radicchio, spinaci baby, lattughino) / 1 arancia grande/ 40 gr di pinoli
per il dressing: 1 cucchiaio abbondante di miele d'acacia (se non avete del miele d'acacia potete usare un qualsiasi miele fluido e delicato; vi sconsiglio invece quelli troppo decisi come quello di castagno)/ 2 cucchiai di olio delicato e leggermente fruttato (ligure o calabrese)/ 1 cucchiaio di limone/ 1 cm di radice di zenzero grattuggiata/ sale rosa dell'himalaya e pepe qb

Scaldate una padella e senza aggiungere grassi scottate i tranci di salmone (bastano pochi minuti per lato, la carne all'interno deve rimanere bella rosata). Togliete il pesce dal fuoco, eliminate la pelle esterna, l'osso centrale e le eventuali lische e tagliatelo a cubetti. Pelate l'arancia a vivo e tagliate anche questa a cubetti. Nella stessa padella in cui avete cotto il salmone fate tostare i pinoli, fino a che non diventano dorati. In una ciotolina emulsionate gli ingredienti per il dressing, sbattendo con una forchetta per alcuni minuti. In una ciotola disponete la misticanza, il salmone, l'arancia e i pinoli tostati e condite con l'emulsione di miele e olio

Con questa ricetta partecipo (sperando non sia già scaduta) alla ricetta di Susina


Un abbraccio speciale a Cielomiomarito e Luca&Sabrina che mi hanno fatto omaggio di questo bel premio.


A mia volta lo assegno a
Paoletta: perché per creare quei magnifici lievitati oltre che grande maestria ci vuole anche una geniale creatività
Onde99: amo il tuo modo di giocare con i colori e il tuo approccio creativo alla cucina francese
Virginia: ogni giorno riesci a stupirmi con le tue foto luminose e invitanti. Mi piace tantissimo come riesci a creare piatti straordinari utilizzando pochi e semplice ingredienti
Gio: perché la tua ironia e le tue analisi mi fanno riflettere sorridendo

giovedì 5 febbraio 2009

Crepes e Marmotte

E così nel giorno della Candelora la simpatica marmotta ha morso il sindaco Michael Bloomberg. Ignorando la sua ombra la fuffosa bestiola si è avventata sul grassoccio dito del disturbatore istituzionale. Come darle torto, però, poverina! Essere svegliati nel bel mezzo di un bel sonno, raggomitolati al calduccio per essere esposti all'aria ghiacciata davanti a centinaia di rumorose persone metterebbe di cattivo umore chiunque. Soprattutto se dopo essere stati stanati con la falsa promessa di una gustosa pannocchia ce la si vede portare via da sotto il naso. Fortunato il sindaco che la marmotta non fosse dotata di Kalashnikov e pigne esplosive. La domanda ora è: l'insano gesto della bestiolina sarà foriero di sventura?!? Cambiamenti climatici eccezionali si abbatteranno sulla terra?!?!? Inondazioni, uragani, terremoti...una crisi ecologica mondiale...ah no dimenticavo...per quello bastano gli uomini...

In onore dell'eroica marmotta e della tradizione francese ecco a voi la mia versione di crêpes salate. Per la pastella ringrazio Mariluna, le sue idee si rivelano sempre una fonte di grandissima ispirazione

CREPES CON GAMBERI E FUNGHI

Crepe con funghi e gamberi

Ingredienti per due persone: 60 g di farina di ceci /1 uovo /125 g di latte /1 pizzico di sale / un mazzetto di erba cipollina / la scorza grattugiata di un limone / 250g di code di gambero / 400g di funghi misti (io ho usato quelli surgelati) / due spicchi di aglio /mezzo bicchiere di vino bianco

Preparate la pastella delle crêpes mescolando la farina e il sale in una ciotola. Aggiunge l'uovo intero, il latte a filo, mescolando con una frusta fino a ottenere una pastella fluida. Unite l'erba cipollina sminuzzata e la scorza del limone. Lasciate riposare per mezz'ora in frigo.
Nel frattempo cuocete a vapore le code di gambero (saranno pronte quando cambiano colore diventando rosa), eliminate il carapace e tenete da parte. In una padella di circa 22 cm di diametro, leggermente unta fate cuocere i funghi per circa dieci minuti insaporiti con i due spicchi di aglio pelati ma lasciati interi (i funghi surgelati rilasciano molta acqua, fate restringere il più possibile). Sfumate con il vino e lasciate evaporare. Regolate di sale, coprite la padella e portate a cottura. Togliete i funghi dalla padella, unendoli alle code di gambero. Spolverate con un po' di pepe. Ponete nuovamente la padella sul fuoco (se è necessario eliminate l'olio in eccesso tamponandola con carta da cucina) e quando è ben calda, versateci metà della pastella. Fate cuocere per circa un minuto, fino a che non si è rappresa. Togliete la crêpe dalla padella e ponetela in un piatto. Procedete a cuocere la seconda. Farcite con il gamberi e i funghi e...Bon appetit

Un consiglio: spalmate sulle crêpes un formaggio morbido e non troppo aggressivo (brie, stracchino, robiola...); la sua cremosità renderà l'insieme ancora più gustoso (io purtroppo non ne avevo in casa...arghhhh!!!)

giovedì 8 gennaio 2009

La Guerra dei Bottoni

Il fiato si condensava in piccoli sbuffi lattei fondendosi col fumo azzurrino della sigaretta, accuratamente posizionata all'angolo della bocca. Faceva freddo, ma la giornata era insolitamente splendida. I Ray-Ban a specchio riflettevano il cielo terso, di un blu tridimensionale. Il ragazzo aspettava all'angolo di via Bovi Campeggi stretto nella sua giacca marrone scamosciata, le gambe fasciate in stretti jeans a campana. A intervalli regolari si soffiava nelle mani per riscaldarle.
Dall'angolo di via Zanardi sbucarono altri due ragazzi. Uno alto e magro, sciarpa bianca sopra a un dolcevita in tinta che spuntava dalla giacca a tre quarti, l'altro, di molti centimetri più basso, baffi e un cespuglio di capelli ricci a delimitare i tratti squadrati del viso.
Si incamminarono tutti e tre verso il centro. Il matinè del Metropolitan sarebbe iniziato presto e la strada da fare era lunga. Certo sarebbe stato più comodo attraversare il canale ma quello era il territorio dei ragazzi di via Cipriani e a meno che non si cercassero guai era meglio evitare. E poi quella mattina non volevano problemi. No quella mattina volevano solo andare al cinema.
Quindi a passo svelto macinarono il marciapiede del viale fino a Porta Galliera e poi su per via Indipendenza. Qualche occhiata alle ragazze sottolineata da fischi e sghignazzi. E qui il primo stop. Il primo rito della giornata. Fermarsi al bar di piazza 20 Settembre e comprarsi il mini babà al rum. Religiosamente incartato e riposto nella tasca. Da conservare per il buio della sala.
Poi di nuovo fuori, lungo il portico. La mattina prometteva grandi cose. Si sentivano bene, si sentivano grandi, ma soprattutto si sentivano play. Si fermarono nuovamente dopo alcune centinai di metri, con lo scalpiccio degli stivaletti ancora nelle orecchie. La Suora era lì a lato della solita colonna con il suo carretto pieno di dolciumi. Il tempo di comprare LA rondella di liquirizia, perché i ferri, quelle strisce intorcinate e lunghe erano riservate al gruppo di Cipriani, e poi ripartirono verso il Metropolitan. Lunghe stringhe nere e zuccherine pendevano dalle labbra, un sostituto momentaneo alla MS.
Davanti al cinema stazionavano già alcuni gruppi di ragazzi. Pois di persone separate da un invisibile perimetro. Nomi di strade e la presupposta superiorità li divideva, creava alleanze, definiva appartenenze. Poi la voce stridula della bigliettaia ruppe il brusio. "Dieci per Bovi Campeggi", "dodici per Cipriani", "quindici per Zanardi"...I ragazzi si avvicinarono al botteghino, cento lire alla mano, sguardi alla mezzogiorno di fuoco, denti digrignati. I posti non erano numerati ma tutti sapevano dove sedersi. Le luci in sala calarono. Un'interminabile serie di prossime visione venne accompagnata da fischi e lancio di pop corn e carte di caramelle. Il fumo delle sigarette creava una trama grigiastra attorno allo schermo. E poi il silenzio. Gli enormi caratteri cubitali rosso sangue decretarono la morte del caos. L'Uccello Dalle Piume di Cristallo volò netto e terrificante nelle menti dei ragazzi.
Sì sarebbe stata proprio una bella giornata

A volte i racconti dei nostri genitori ci danno la possibilità di viaggiare nel tempo. Attraverso le loro parole si possono rivivere epoche in cui non eravamo neanche un'idea. E' come leggere un libro. Ti affezioni ai personaggi, vedi con gli occhi della mente posti e situazioni che non è possibile sperimentare sulla propria pelle. E a volte fatichi a riconoscere in un ragazzo di vent'anni, un po' teppista e un po' poeta, il volto della persona che ti sta parlando.

papà

E sull'onda dei ricordi vi lascio con un piatto semplicissimo. Mia nonna li chiama bugiardini fritti e li impana nella farina. Diciamo che la mia è una variazione di un classico.
Colgo anche l'occasione per ringraziare Antonella che ha fatto iniziare il mio 2009 con un bellissimo premio. Io lo giro a: Saretta, Niki, Vaniglia, Serena, Cipolla, Pippi e Onde99



ALICI IMPANATE

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Pulite bene le alici, sciacquandole più volte sotto l'acqua fredda, per eliminare tutto il sangue. Poi facendo attenzione a non romperle togliete la testa e la prima parte della lisca. Passatele ancora umide nella farina di mais, premendo bene in modo che si crei una crosticcina abbastanza compatta. Scaldate dell'olio di semi in una capiente padella a bordi alti e friggete le alici poco per volta per circa 4/5 min (il tempo di cottura dipende molto dalla grandezza dei pesciolini, l'importante è che diventino croccanti e dorati). Asciugate con carta paglia e servite bollenti, accompagnati da una bella birra fredda e corposa.

martedì 2 dicembre 2008

Incubo di una notte di inizio dicembre

Esco dalla palestra, distrutta. I capelli scarmigliati, ancora umidi. Il traffico è congestionato, schizofrenico. Impiego quasi venti minuti per fare appena due chilometri. Intanto però mi pregusto la serata di relax, al calduccio, stravaccata sul divano.
Entro leggiadramente in casa, lancio la borsa nel corridoio e mi avvio in cucina. Appronto la cena e mentre l'acqua bolle allegramente nella pentola accendo la TV. Orrore!!! Il satellite non funziona. Un avviso su campo blu mi ricorda che il mio abbonamento non è stato rinnovato. Nooooo, disperazione e raccapriccio si impadroniscono della mia mente, immagini raccapriccianti di pacchi e ruote della fortuna, talpe e isole, grandi fratelli e amici (di chi?) si affollano davanti ai miei occhi. Rischio il collasso morale. Rivoglio i miei documentari, i miei programmi di cucina, i film d'autore, le serie dei Griffin e dei Simpson...Mi hanno tolto anche lo svago televisivo. Da oggi in poi inizia il lavaggio del cervello...

Questa era solo una previsione del futuro. Spero non si realizzi, ma un aumento del 10% sull'abbonamento di sky non è cosa da poco. Questo nuovo provvedimento è il regalo natalizio del Governo per molte famiglie italiane. La tv satellitare è ormai da alcuni anni una valida alternativa alla pessima qualità della televisione pubblica. Vasta scelta, programmazione intelligente, ottimi giornalisti e conduttori. E proprio per questo una concorrenza difficile da scalzare per i nuovi canali satellitari aperti da Mediaset. Se la preoccupazione delle istituzioni era quello di contrastare il regime monopolistico del sig. Murdoch, ritengo ci fossero procedure più adeguate per intervenire. La motivazione ufficiale addotta per spiegare questa decisione invece non convince. Come può un decreto che ha come fine un inasprimento fiscale che si ripercuote sulle finanze dei cittadini alleviare l'effetto della crisi economica? Un'inasprimento fiscale che gravando, seppur indirettamente, sul cittadino non fa altro che diminuire il suo potere d'acquisto, rallentare l'economia, in una branca, quella della televisione satellitare, che negli ultimi anni ha registrato una crescita costante. Il Governo continua a prenderci in giro, a millantare manovre per alleggerire il peso della crisi mentre in realtà continua a farsi leggi ad hoc che favoriscono solo la mente che le idea. Perché con un aumento dei prezzi degli abbonamenti Sky, il digitale terrestre diventa molto più competitivo. E qual'è l'azienda che gestisce il digitale terrestre? E a quale nome è legata questa azienda? E questa persona che carica istituzionale ricopre? E chi è che ha attuato questo inasprimento fiscale? Gente riflettete. E magari, per stasera, fatelo godendovi il vostro programma satellitare preferito, gustandovi questo semplice piatto

Branzino in insalata siciliana


Ingredienti per una persona: 2 filetti di branzino precedentemente cotto al cartoccio (o al vapore) con un mazzetto aromatico/ 1 arancia/ 1 finocchio/ 4 cipollotti/ sale&pepe bianco qb/ una manciata di prezzemolo tritato/ olio evo
Lavate il finocchio ed eliminate la parte più esterna e dura. Affettatelo sottilmente. Sbucciate l'arancia al vivo con l'aiuto di un coltello ben affilato e affettatela sottilmente. Lavate i cipollotti, eliminate le prime due foglie e affettatelo finemente. Sul piatto di portata disponete in strati il finocchio, l'arancia e le rondelle di cipollotto. Adagiatevi sopra i filetti di branzino e completate con olio, sale, pepe e prezzemolo tritato
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