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domenica 7 febbraio 2010

Un piatto per uomini veri!

Ieri è iniziato il torneo Sei Nazioni. Io non sono una grande esperta di rugby, ma mi piace molto la tradizione e l'emozione di questo sport. Grazie alla weazel, che invece ne capisce molto più di me, ho cominciato a seguire la nostra nazionale con un po' più di attenzione, imparando qualche regola e cominciando a riconoscere alcuni giocatori.
Il torneo Sei Nazioni è nato come Home Championship nel 1883 e disputato tra le quattro Nazionali delle Isole britanniche (Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia), divenne Cinque Nazioni nel 1910 con l'ingresso della Francia, per poi diventare l’attuale torneo con l’ammissione dell'Italia nel 2000. (da Wikipidia)
Ieri pomeriggio l'Italia ha sfidato la nazionale irlandese, a Dublino, aprendo così questa nuova edizione. Approffittando di questa occasione e del fatto che un nostro caro amico è un appassionato di questo sport e per un periodo ha addirittura vissuto in Irlanda, ho pensato che sarebbe stato carino organizzare una cena post- partita e allo stesso tempo cucinare un piatto a tema. Girettando sul web sono capitata su questo sito e ho deciso di preparare il piatto più tipico dell'isola verde, l'Irish Stew. E' un piatto semplice, poco elaborato ma molto gustoso e autentico, ottimo da mangiare in una piovosa giornata invernale, accompagnato da una birra scura e dal calore di tanti amici.

IRISH STEW

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Ingredienti per 4 persone: 1 kg di spalla di agnello/4 patate grandi/ 2 cipolle grandi/ 3-4 carote di grandezza media/ 2 tazze di acqua/un mazzetto di prezzemolo/ sale e pepe qb

Con un coltello ben affilato tagliate la carne a pezzi, a cubetti di circa 2 cm di spessore. Pelate le patate e le carote a fettine di circa mezzo cm. Sbucciate, tagliate la metà le cipolle e affettatele sottilmente. In un una pentola ampia e dai bordi alti disponete gli ingredienti a strati ,cominciando e finendo con le patate. Coprite con l'acqua, salate e pepate a piacimento (io ho iniziato con un paio di pugni di sale grosso e una macinata di pepe, regolandomi poi durante la cottura) Bollite a fuoco molto lento per quattro ore e mezza circa finché la carne non sarà tenera e le patate non avranno addensato l’acqua. Completate cospargendo con il prezzemolo tritato fine.

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P.S. Alla fine, come ampiamente pronosticato da tutti, l'Italia del rugby ha perso...ma con onore. Rispetto ai maestri d'oltremanica abbiamo ancora molto da imparare ma il movimento del rugby è in forte crescita grazie ai valori autentici di grande rispetto per l'avversario e massima sportivià che trasmette. Stadi senza barriere dove tifosi avversari siedono a fianco, bevono birre e cantano insieme e giocatori che si stringono la mano dopo aver combattuto nel fango e nel sangue. Noi ci siamo proprio divertiti...La prossima è Italia-Inghilterra Domenica 14 Febbraio, ore 14.30 - Roma.

lunedì 11 agosto 2008

Emozioni Olimpiche

Copyrigth © 2008 RAI - Tutti i diritti riservati
Engineered by RaiNet

Sullo schermo il volto sudato di Starace è teso nella concentrazione.
Negli occhi vedi lo sguardo di chi sta giocando a una roulette russa. Non si può sbagliare. Bisogna dare tutto, senza indugi, senza timore.
Chissà che cosa passa per la mente in quei momenti. Se si ripensa ai quattro anni di sacrifici fatti per arrivare fin lì. Se la paura di deludere se stessi e chi ha creduto in te ti attanaglia le viscere? Se la voglia di vincere, di fare bene è più forte del timore di sbagliare. Una stoccata, la volata finale, uno sparo, il passante vincente...un colpo, un movimento...sono queste le cose che fanno la differenza tra vincere e perdere.
Le Olimpiadi di Pechino sono iniziate da quattro giorni. Olimpiadi discusse e criticate, su cui pesava la minaccia del boicottaggio. Olimpiadi troppo politiche per godersele pienamente. Però, mentre guardo la cerimonia di apertura, rimango incantanta dalla perfezione dei movimenti, dagli strabilianti effetti pirotecnici, dai volti dei bambini del coro vestiti con i costumi tipici delle varie province, l'uomo volante che accende la pira...Immagini potenti che si uniscono a quelle di pugni chiusi contro il cielo, di muscoli tesi per lo sforzo, di lacrime di gioia, al ricordo dello strano brivido che inspiegabilmente mi assale ogni volta che suona l'inno nazionale per omaggiare un podio. Perchè le Olimpiadi sono o dovrebbero essere soprattutto sport. Chiunque abbia mai praticato qualsiasi disciplina a qualsiasi livello sa che essere lì è il sogno della vita. E vedere quegli atleti, con la medaglia che risplende sotto la luce dei flash, è catartico. Osservare la loro gioia, la gioia di chi ha fatto milioni di sacrifici per arrivare lì, al di là dei soldi, al di là della fama è emozionante.
Così mi ritrovo a saltellare per la casa mentre Pellielo colpisce l'ultimo piattello e a tifare come un ultrà mentre la Guderzo parte in volata. Saranno belle Olimpiadi, che non cancelleranno ciò che la Cina è o fa. Che non faranno dimenticare le tragedie del Tibet. Ma è giusto ora concentrarsi su chi è realmente protagonista di questa Giochi, su coloro i quali rendono tutti noi campioni, anche se solo per qualche istante. Grazie Azzurri. Grazie a tutti gli Atleti.

Copyrigth © 2008 RAI - Tutti i diritti riservati
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Questo dolcino, preparato ieri nella fresca cucina della Serra, lo dedico a tutti i nostri atleti, con l'augurio di poter realizzare il loro sogno


Ingredienti: 3 vasetti di farina/ 1 vasetto di yogurt bianco/ 1 vasetto di zucchero/ 1 vasetto scarso di olio di oliva/ mezzo vasetto di limoncello/ 3 uova/ un pizzico di sale/ una bustina di lievito/ more (la quantità è libera a seconda del proprio gusto)/ zucchero di canna per decorare
Ndr: per vasetti intendo quelli classici dello yogurt da 125g

In una ciotola lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Setacciate la farina con il lievito e un pizzico di sale e uniteli poco per volta al composto di tuorli e zucchero, aggiungendo a poco a poco anche l'olio e il limoncello. Infine unite lo yogurt e mescolate accuratamente fino a che il composto non sarà liscio. Montate gli albumi a neve e con movimenti dall'alto verso il basso incorporateli al resto degli ingredienti. Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake (o tre piccoli) e versateci il composto. Decorate la superficie con le more e lo zucchero di canna (in cottura l'impasto ingloberà le more) e infornate in forno già caldo a 180° per dieci minuti. Dopodichè abbassate la temperatura a 150°/160° gradi e cuocete per altri 30 minuti.

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