lunedì 18 agosto 2008

Dagli Appennini...


Sento il calore della tazza passare dalla ceramica alle mie mani. Le articolazioni si ammorbidiscono e un leggero pizzicore mi pervade il palmo. Il vapore mi appanna gli occhiali, mentre la pioggia batte contro il vetro della finestra a cui ho appoggiato la spalla. Appena in tempo. Altri cinque minuti e tutta l'acqua che sta sferzando il tetto del rifugio ci avrebbe trasformato in batuffoli zuppi.

Siamo partiti venerdì mattina presto con le nuvole che ci hanno accompagnato per tutta la giornata. Nuvole basse, enormi, come cumuli di panna montata sospinte da un vanto incessante, freddo e potente.
Abbiamo risalito il Cimone, lungo i fianchi ricoperti di erba bassa e cespugli di mirtilli carichi di frutti piccoli, neri e dolcissimi. Gli impianti di risalita, mostri di ferro addormentati, ricordano che qui nella stagione invernale, migliaia di persone invadono questi spazi, in cui oggi gli unici rumori sono quelli del vento e dei nostri passi. Arrivati al Cimoncino ci accoglie un fischio acuto, un piccolo grido d'allarme. Aguzziamo la vista e fra i massi scorgiamo una colonia di marmotte. Grassi sederotti pelosi slalomeggiano fra l'erba, infastiditi dalla nostra presenza.


Proseguiamo. Ruben lancia occhiate all'orizzonte dove le nubi si fanno più scure e più basse. Il vento ci fischia nelle orecchie e le folate più potenti deviano i miei passi verso sinistra. Passiamo Libro Aperto in un grigio plumbeo che contrasta meravigliosamente con il verde dei prati e delle valli più in basso. Le mani e i piedi cercano appigli sicuri. Lo sguardo fisso sullo zaino arancione di Brian, che mi precede.


Un su e giù incessante lungo la cresta dell'Appennino. Faticoso ma affascinante come sa esserlo solo la natura. Il temporale sempre in agguato, all'orizzonte, là dove un pallone metereologico prende il volo, poi schizza verso il est sospinto dal vento.
Incontriamo pochissime persone durante la camminata. E così ci sentiamo un po' dei piccoli esploratori, Frodo Beggins e la sua compagnia, in marcia verso la terra di Mordor.
Arriviamo a Croce Arcana che è pomeriggio inoltrato. La pioggia ci investe per qualche minuto, ma il rifugio è vicino. Solo un'ora di cammino e poi ci riposeremo.

Quando scolliniamo per l'ultima volta la vista del lago Scaffaiolo e del rifugio Duca degli Abruzzi ci conforta con la sua promessa di calore e riposo.


La cena è semplice e divina. Zuppa di farro e carote, tagliatelle al ragù, pollo arrosto e patate. Ci imbozzoliamo ognuno nel proprio sacco-letto mentre la pioggia ci canta la ninna nanna.
La mattina dopo il sole splende, ma il vento non ha diminuito la propria intensità. Ci sono sei gradi e l'aria è talmente tersa che in lontananza si scorgono le cime innevate delle Alpi. Decidiamo di non proseguire per il Corno, i Balzi sono pericolosi con questo vento, così scendiamo per le Polle, fino al Santuario di Madonna dell'Acero.
Un'escursione molto divertente. Grazie alla compagnia e a quei paesaggi da togliere il fiato. Un'esperienza da ripetere. Presto.

Mercoledì parto, finalmente. Vacanze vere, belle lunghe :D Spero che la meta non mi deluda, ma sono convinta che sarà una splendida avventura. Io e la weazel nel Paese del Sorriso. Fa anche rima! :P Perciò ci si rilegge a settembre. Ma prima di partire vorrei ringraziare Sally che mi ha elargito un bellissimo premio.

Da Bologna a Bologna: grazie davvero di cuore. Io lo riassegno a tutti quelli che passeranno di qui in mia assenza, che lasceranno un messaggio o semplicemente perderanno un po' di tempo a leggere i miei sproliloqui. A presto. So già che mi mancherà il mio salottino e voi che passate di qua.

giovedì 14 agosto 2008

Prove Generali

Post pre-ferragosto. Bologna è veramente deserta. Stamattina andando al lavoro avrei potuto sedermi in mezzo alla strada senza nessun pericolo di essere investita.
Un giovedì che nella mia mente si tramuta in venerdì. Con l'impazienza di tornare a casa per preparare lo zaino. Stasera si parte. Una sorta di prova generale per le vacanze vere. Quelle lunghe. anzi lunghissime, che inizieranno la settimana prossima. Per questo week-end, invece, c'è in programma una piccola escursione sui nostri Appennini con alcuni amici. Due giorni di camminata in mezzo alla natura, dormendo in rifugio. Speriamo di non prendere troppa acqua :) Anche se ieri mi sono attrezzata: un fantastico key-way da bambino (perché costa meno e mi va lo stesso) blu notte, non traspirante e vagamente somigliante ai sacchi della morgue...
Vi lascio con una ricettina veloce, di quelle ideali per una cena prima della partenza


FRITTATA RICCA



In una ciotola sbattete 3/4 uova (a seconda della loro grandezza e della vostra fame :)) con mezzo cucchiaino di curcuma, qualche fogliolina di basilico, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, sale e pepe quanto basta. Lavate 8 pomodorini ciliegia e tagliateli a metà. Lasciateli sgocciolare qualche minuto con la parte del taglio rivolta verso il basso. Lavate uno zucchino grande, riducetelo in cubetti e fatelo saltare in padella con un filo d'olio (e se necessario un paio di cucchiai di acqua) e un pizzico di sale per una decina di minuti. Verso la fine della cottura aggiungete un cucchiaio di aglione (se non lo avete va benissimo un po' di peperoncino e aglio secchi). Fate insaporire, spegnete e lasciate intiepidire. Intanto ungete una teglia piccola o rivestitela di carta forno. Unite zucchini e pomodori alle uova, mescolando per amalgamare bene le verdure, versate il tutto nella teglia e infornate in forno già caldo a 160° per circa 20/25 min.




Ah vi lascio anche un piccolo quesito. Qualche mese fa ho comprato una pianta di peperoncini tondi. Con mia grande gioia si è riempita di graziosissimi peperoncini che ora hanno questo aspetto


La domanda è: devo aspettare che diventino rossi per raccoglierli o posso già staccarli ed eventualmente farli seccare al sole? Vi ringrazio anticipatamente per le vostre risposte. Buon ferragosto!

lunedì 11 agosto 2008

Emozioni Olimpiche

Copyrigth © 2008 RAI - Tutti i diritti riservati
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Sullo schermo il volto sudato di Starace è teso nella concentrazione.
Negli occhi vedi lo sguardo di chi sta giocando a una roulette russa. Non si può sbagliare. Bisogna dare tutto, senza indugi, senza timore.
Chissà che cosa passa per la mente in quei momenti. Se si ripensa ai quattro anni di sacrifici fatti per arrivare fin lì. Se la paura di deludere se stessi e chi ha creduto in te ti attanaglia le viscere? Se la voglia di vincere, di fare bene è più forte del timore di sbagliare. Una stoccata, la volata finale, uno sparo, il passante vincente...un colpo, un movimento...sono queste le cose che fanno la differenza tra vincere e perdere.
Le Olimpiadi di Pechino sono iniziate da quattro giorni. Olimpiadi discusse e criticate, su cui pesava la minaccia del boicottaggio. Olimpiadi troppo politiche per godersele pienamente. Però, mentre guardo la cerimonia di apertura, rimango incantanta dalla perfezione dei movimenti, dagli strabilianti effetti pirotecnici, dai volti dei bambini del coro vestiti con i costumi tipici delle varie province, l'uomo volante che accende la pira...Immagini potenti che si uniscono a quelle di pugni chiusi contro il cielo, di muscoli tesi per lo sforzo, di lacrime di gioia, al ricordo dello strano brivido che inspiegabilmente mi assale ogni volta che suona l'inno nazionale per omaggiare un podio. Perchè le Olimpiadi sono o dovrebbero essere soprattutto sport. Chiunque abbia mai praticato qualsiasi disciplina a qualsiasi livello sa che essere lì è il sogno della vita. E vedere quegli atleti, con la medaglia che risplende sotto la luce dei flash, è catartico. Osservare la loro gioia, la gioia di chi ha fatto milioni di sacrifici per arrivare lì, al di là dei soldi, al di là della fama è emozionante.
Così mi ritrovo a saltellare per la casa mentre Pellielo colpisce l'ultimo piattello e a tifare come un ultrà mentre la Guderzo parte in volata. Saranno belle Olimpiadi, che non cancelleranno ciò che la Cina è o fa. Che non faranno dimenticare le tragedie del Tibet. Ma è giusto ora concentrarsi su chi è realmente protagonista di questa Giochi, su coloro i quali rendono tutti noi campioni, anche se solo per qualche istante. Grazie Azzurri. Grazie a tutti gli Atleti.

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Questo dolcino, preparato ieri nella fresca cucina della Serra, lo dedico a tutti i nostri atleti, con l'augurio di poter realizzare il loro sogno


Ingredienti: 3 vasetti di farina/ 1 vasetto di yogurt bianco/ 1 vasetto di zucchero/ 1 vasetto scarso di olio di oliva/ mezzo vasetto di limoncello/ 3 uova/ un pizzico di sale/ una bustina di lievito/ more (la quantità è libera a seconda del proprio gusto)/ zucchero di canna per decorare
Ndr: per vasetti intendo quelli classici dello yogurt da 125g

In una ciotola lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Setacciate la farina con il lievito e un pizzico di sale e uniteli poco per volta al composto di tuorli e zucchero, aggiungendo a poco a poco anche l'olio e il limoncello. Infine unite lo yogurt e mescolate accuratamente fino a che il composto non sarà liscio. Montate gli albumi a neve e con movimenti dall'alto verso il basso incorporateli al resto degli ingredienti. Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake (o tre piccoli) e versateci il composto. Decorate la superficie con le more e lo zucchero di canna (in cottura l'impasto ingloberà le more) e infornate in forno già caldo a 180° per dieci minuti. Dopodichè abbassate la temperatura a 150°/160° gradi e cuocete per altri 30 minuti.

mercoledì 6 agosto 2008

Il Guardiano Silente

Un velo increspa il mio volto. La luce colpisce obliqua la mia pelle bianca e fredda. I miei occhi osservano serafici lo scorrere immutabile del tempo. Su lastre crepate, boccioli sfioriti, fotografie ingiallite si posa il mio sguardo.
Il mio sorriso conserva segreti e parole dimenticate.
Per sempre seduta custodisco i segreti dei morti. Ascolto il sussurro di chi non è più neanche polvere. Mia unica amica la memoria di ciò che fu, di ciò che è, di ciò che sarà. L'eternità.


In alto,oltre l'intrico dei rami,
un cielo triste, gremito di anime di bambini morti:
un battito di ciglia e proprio là, sulle distese lontane,
ricami di lana d'agnello, immagini antiche di sogno.
(Nakahara Chuya)

Non ero mai stata nella parte monumentale della Certosa. A volte non si fa caso alle opere architettoniche della propria città. Una scoperta affascinante. Complice la voglia di comprare dei bei fiori e una domenica mattina troppo calda per correre, ma troppo bella per non uscire. Poi giusto per rinfrescarmi, arrivata a casa ho acceso il forno ;D Da qualche giorno avevo adocchiato qui una torta troppo bella per non replicarla. Il risultato è sorprendente. Un dolce morbido e profumato. E poi le righine danno quel tocco scenografico in più che non guasta mai

ZEBRA CAKE


Ingredienti: 200g di farina/ 100g di farina di mandorle/ 180g zucchero/250ml latte/250ml olio di semi di girasole/ 4 uova/4 cucchiai colmi di cacao in polvere/ 2 cucchiai di essenza di fiori di arancio/ una bustina di lievito in polvere

Montate le uova intere con lo zucchero fino a quando risultano bianche e spumose. Continuando a montare aggiungete il latte e l'olio.
Quando il composto è omogeneo unite gradualmente la farina e il lievito. Dividere poi l'impasto in due parti: in una aggiungete l'essenza di fiori d'arancio, mentre nell'altra unite il cacao mescolando accuratamente per non formare grumi (il composto deve venire molto scuro, quindi aggiungete pure altro cacao se necessario). Riscaldate il forno a 170°C, imburrate e infarinate uno stampo per torte di 26cm di diametro.
Versate 3 cucchiai di impasto bianco nel centro della tortiera e poi, sempre nel centro della teglia, 3 cucchiai di impasto nero su quello bianco. Continuate così alternando gli impasti fino a loro esaurimento.
Importantissimo: non spalmare l'impasto o scuotere la teglia per livellarlo. L'impasto si distribuirà da solo nella tortiera.
Infornate la torta e cuocere per 35-40 minuti.

lunedì 4 agosto 2008

Hot Monday

Oggi è durissima. La voglia di lavorare è stata spazzata via dal caldo e dalla stanchezza. Il termometro segna già trenta gradi e il ventilatore sembra una mosca impazzita. Sposta aria calda e pesante senza procurare alcun tipo di benessere.
Ad agosto Bologna era vuota. Quando ero bambina mi ricordo che le poche estati passate in città erano un lunghissimo attimo dilatato all'infinito. Pomeriggi eterni e bollenti passati davanti alla TV, perché gli amichetti erano in vacanza e fuori c'era troppo caldo anche solo per respirare. Bolle di noia che scoppiavano solo con l'arrivo di settembre. Crescendo ho imparato ad apprezzare le strade deserte, le passeggiate serali nel centro storico vuoto e il riposo nei giardini silenziosi, in attesa delle sospirate vacanze. Ma quest'anno Bologna non è vuota. E' stracolma. Di gente irritata, nevrotica, scontenta, arrabbiata. Si formano le solite file sotto il sole infernale, peggiorate da migliaia di cantieri. Così il momento di partire non arriva mai. Quel venti agosto circolettato in rosso sul calendario sembra sempre troppo lontano. Conto i giorni lavorativi: 12. Se lo pronuncio ad alta voce non sembrano tanti. E intanto la mia mente vola, le miei dita sfogliano guide, i miei occhi cercano immagini per distrarre la mente...

Però qualcosa di buono c'è anche in questo stupido lunedì. Veronica è tornata, portando con un po' di aria abruzzese. Lei non è contenta, io egoisticamente non vedevo l'ora che rientrasse. Ora il trittico dell'ave maria è di nuovo al completo.
E poi il mio blog è stato pluripremiato! Ringrazio con tutto il cuore Stefano (che mi ha assegnato il primo), Laura, Luca&Sabrina e Velia (che mi hanno premiato col secondo)

Regolamento:
Questo premio è da consegnare a circa sette persone che siano generose, spontanee, amici di amici, e mettere il link dei loro blog: sembra un compito facile, il difficile è mantenere accesa la Luce Interiore, coltivarla giorno per giorno, senza farla spegnere...

Contravvenendo alle regole assegno questo premio a una persona sola, ma molto speciale. Daniela ha passato un periodo difficile, ma è una persona forte e splende di una luce bellissima.

Premio "brillante Webloglive" che ha lo scopo di promuovere la bloglive nel mondo.
Viene assegnato ai siti o blog che risaltano per la loro brillantezza nel design e nei contenuti.Le regole sono:
1) nel ricevere il premio, devi scrivere un post mostrando il premio e citando il nome di chi ti ha premiato, e il link del suo bloglive;
2) scegli un minimo di 7 bloglive (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nei loro design.Esibisci il loro nome e il loro link.Quindi avvisali di aver ottenuto il premio "brillante WEBLOGLIVE.";
3) facoltativo: esibisci la foto (il profilo) di chi ha premiato e di chi viene premiato nel tuo bloglive.

Passo questo premio ai seguenti blogger. I loro post sono sempre interessanti e fonte di grande ispirazione. Mi divertono e mi fanno una grande compagnia:
Imma
Viviana
Silvia
Cally&Mafy
Camomilla
Ester
Fiordizucca

Non so davvero che dire: siete straordinari. In questo momento il vostro affetto e apprezzamento è per me una cosa molto importante. Perciò a voi e al mio folletto personale della scrivania accanto dedico questa morbidissima e profumata torta.

CAKE MANDORLE E LIMONCELLO



Ingredienti: 200g di farina di mandorle/ 180g di zucchero/ 125g di yogurt al naturale/ 3 uova/ 1 bustina di lievito/ mezzo bicchiere di limoncello

Battete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete la farina di mandorle e il lievito. Mescolate bene e aggiungete lo yogurt. Infine unite il limoncello (l'alcol evaporerà in cottura quindi non vi preoccupate se la quantità vi sembra troppa). Montate gli albumi a neve ferma e con una spatola uniteli al composto senza smontarli. Imburrate e infarinate uno stampo da plum cake (io ho usato sempre la farina di mandorle perché il dolce l'avrebbe mangiato anche una mia collega celiaca) e versateci il composto. Infornate in forno preriscaldato a 180° per circa 30 min. Guarnite con zucchero a velo e a piacere mandorle tostate.
Vi assicuro che questo cake ha un profumo paradisiaco!

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