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lunedì 29 marzo 2010

E' Primavera?!?!

Finalmente la primavera cominci a a farsi sentire! Sarà siamo tornati all'ora legale e adesso uscire dal lavoro non sembra entrare in un tunnel buio e freddo. Cambia stagione e cambiano le sensazioni, i ritmi. Sento che il corpo richiede nuove energie, nuovi stimoli. La mente si fa più distratta, spinta verso le imminenti vacanze. La voglia di stare dietro ai fornelli si è un po' ridotta, assorbita in gran parte da lunghe lievitazioni e esperimenti di glassatura. Però quando la weazel arriva a casa dopo un incursione al mercato con un chilo di alici freschissime e gli occhioni da gatto con gli stivali, l'unica cosa da fare è aprire il libro di cucina siciliana e preparare le

ALICI ALL'ARANCIA


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Ingredienti: 1 chilo di alici/ il succo di due arance/ 2 limoni biologici/ 1 bicchiere di vino secco/ 100 gr di pinoli/ timo, menta, alloro a piacere/ 150 gr di pan grattato

My creation

Private le alici della testa, delle interiora e della lisca centrale. Apritele a libro e sciacquatele sotto l'acqua corrente e tenetele da parte. Tagliate i limoni a fettine sottilissime dopo averli lavati bene. Tritate le erbe aromatiche e unitele al pan grattato e insaporite con una presa di sale. Rivestite una teglia con carta forno e fate uno strato con le fettine di limone. Fate uno strato con le alici. Coprite con metà emulsione ricavata dal succo delle arance e il vino. Coprite con 50 grammi di pinoli, distribuendoli in modo omogeneo. Completate con metà del composto di pan grattato aromatizzato e procedete a coprire il tutto con un altro stato di ingredienti (limoni, alici, pinoli, emulsione, pangrattato. Cuocete per circa 30 minuti in forno preriscaldato a 180° (gli ultimi 5 minuti passate in modalità grill, passando un filo d'olio sulla superficie del tortino)

martedì 2 marzo 2010

Sicilia Mon Amour

I miei genitori hanno sempre amato fare le ferie fuori stagione, più precisamente visitare d’inverno, luoghi solitamente presenti nell’immaginario collettivo come località di vacanze estive e d’estate andare al nord o in località “fresche”. Per questo la prima volta che approdammo in Sicilia, fu durante le vacanze di Natale. Negli anni successivi grazie al tennis, agli amici e alla vita sono tornato tante volte nella regione più bella d’Italia, ma nonostante abbia ricordi stupendi delle vacanze di sport nel limoneto di Giardini per me la Sicilia rimarrà sempre quella dell’inverno 1993. La prima volta che vidi l’Etna, innevato, come sfondo di scena del Teatro Greco di Taormina, il mio primo vero cannolo, gli arancini…la pasta alla Norma, Siracusa e il barocco di Noto. Una meraviglia, tutta per noi, neanche un turista. Gli ultimi giorni del nostro viaggio decidemmo, visto il tempo primaverile, di andare a Lipari per fare un giro delle Isole. Appena arrivati il tempo cambiò, si alzò un vento fortissimo (non è un caso se si chiamano Eolie), che ci bloccò sull’isola per tre giorni perché i traghetti non potevano più navigare. I miei naturalmente erano piuttosto agitati, eravamo alla fine del viaggio, dovevamo tornare a Bologna e loro rientrare al lavoro….ma il vento sembrava non calare. Io, invece, assaporai una sensazione unica e irripetibile, quella di essere bloccati su un’isola alla fine del xx secolo. Per le vacanze la prof di Lettere ci aveva dato come compito, tra gli altri, la lettura dell’Iliade. Io la lessi quasi tutta in quei tre giorni, pieni di vento tra Lipari e Vulcano. Ancora adesso se qualcuno nomina Achille o Patroclo, io penso al molo ventoso di Lipari e alle onde schiumose che si schiantavano sui frangiflutti. E’ stato strano e bellissimo, perché quella volta, al contrario di molte altre, sapevo di vivere un momento irripetibile. Alla fine il vento e il mare si calmarono e noi riuscimmo a ripartire, ma per un po’(probabilmente a causa delle mie letture) sembrò che qualcuno volesse tenerci lì, come gli Dei dispettosi dell’epos omerico.

Ieri Fra mi ha cucinato una pasta buonissima che unisce terra e mare, come tanti piatti poveri ed eccezionali del nostro Mediterraneo. Penso che un piatto sia veramente buono quando ci porta ai ricordi di momenti piacevoli o addirittura unici. Io ieri per un po’ sono tornato a Lipari nel 1993

PASTA CON PAN GRATTATO AL RAGÙ DI POLIPO E CAVOLO ROMANO

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Questo piatto nasce dal ricordo di alcune vacanze siciliane. Il profumo di quella terra, i suoi prodotti, la sua cultura mi hanno da subito fatto innamorare. In questo peridio dove le giornate cominciano ad allungarsi e nell'aria c'è già quel sentore inconfondibile di primavera la voglia di riassaporare i gusti di quella regione si fa sempre più insistente. Spero che questi cannolicchi vi invitino ad altri e golosi abbinamenti ;) Fra

Ingredienti per due persone: 130 gr di cannolicchi di Gragnano/i fiori di mezzo cavolo romano cotto al vapore (potete anche usare dei broccoli)/ 100 gr di pan grattato/ 180 gr di ragù' di polipo (io ne avevo una confezione già pronta ma potete sostituirlo con delle sarde/ mezzo bicchiere di vino bianco/ olio e peperoncino qb

In un pentola di acqua bollente e salata cuocete i cannolicchi. Nel frattempo preparate il sugo. In un padellino tostate il pan grattato con circa 3 cucchiai di olio. In un'altra padella scaldate un paio di cucchiai di olio extra vergine di oliva e unitevi il ragù di polipo (o le sarde dopo averle lavate e private della testa, della lisca centrale e delle interiora). Unite il cavolo, precedentemente cotto al vapore. Sfumate con il vino, alzando la fiamma al massimo. Salate e condite a piacere con il peperoncino. Scolate la pasta al dente e fatela saltare nel condimento di polipo e cavolo e infine aggiungete il pan grattato tostato. Condite con un filo di olio extra vergine.

lunedì 23 novembre 2009

Mare

Arturo viveva sull'isola in una casa di assi bianche. Quando il vento proveniente da nord spirava sulla scura superficie del mare, increspandolo di onde spumeggianti, gli schizzi battevano come piccole dita sulla finestra della veranda. Arturo, allora, si sedeva sulla poltrona di vimini a fumare, mentre la Gatta gli si acciambellava in grembo. Il tè fumante leggermente corretto spandeva le sua volute balsamiche appannando i vetri.
Fuori le canne lacustri fischiavano la loro musica costante e atonale. Erano lunghi pomeriggi in cui la barca rimaneva al riparo, nella rimessa. Virgo, l'aveva chiamata, quella bagnarola scassata, pagata poco più che cento euro. Certo che la fatica spesa per rimetterla in sesto gli era costata molto di più. Ma durante i mesi spesi fra trucioli e vernici, pece e sartie, Arturo aveva iniziato ad amare ogni nodo dello scafo. Dipinta di azzurro e di bianco, l'aveva fatta, e in certe giornate quando il sole riverberava sul pelo dell'acqua gli sembrava quasi di stare cavalcando un gigantesco pesce.
Arturo aveva la pelle abbronzata, riarsa dai giorni passati in mare aperto, ma non era sempre stato così. Arturo era un broker, perennemente in giacca e cravatta, unghie curate, vacanze alle Maldive, macchine potenti e belle donne. Poi tutto, improvvisamente, era cambiato. Un investimento sbagliato, la crisi dei mercati e tutto ciò che aveva si era volatilizzato. Gli amici erano spariti, assieme al suo attico in centro, al porche e alle vacanze in luoghi esotici.
E così Arturo era emigrato, o meglio ritornato, all'isola dei suoi genitori. Quel luogo che aveva sentito raccontare migliaia di volte dalla voce di suo padre, mentre gli occhi gli si tingevano di una malinconia strana e profonda. Era tornata a quella vecchia casa ereditata alcuni anni prima e che non aveva mai visto. Triste, solo e profondamente arrabbiato con il mondo.
Ma il mare, si sa, è una medicina antichissima. Ti cattura l'anima parlando sottovoce. Ti strega con i suoi colori mutevoli, con il profumo del sale e della libertà. E poi c'erano le persone. Uomini e donne sempre indaffarati, ma mai troppo per negarti un sorriso o un caffè. Gente che amava la propria terra come qualcosa di vivo, custode della loro memoria e del loro sudore.
Arturo guardava il mare in attesa che la pioggia si calmasse. Ascoltava la vita scorrere, consapevole della sua esistenza. Presto sarebbe stato di nuovo in mare, fra le onde e l'immenso.

POLIPETTI MURATI

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(ricetta originale su kitchen qb)

Ingredienti: 1200 gr di polipetti (doppia fila di ventose)/ una scatola di pelati/ 1 cipolla/ 2 spicchi d'aglio/ 1 bicchiere di vino bianco/ olio evo qb/sale e peperoncino secco qb

In una pentola dal fondo spesso fate soffriggere con un po' d'olio la cipolla, tagliata sottile, e gli spicchio d'aglio spellati e interi. Bagnate con qualche cucchiaio di vino e aggiungete i pomodori pelati, salate e cuocete per 5 minuti. Unite i polipetti puliti e ben lavati e fate sfumare con il resto del vino a fiamma vivace. Unite il peperoncino, coprite e portate a cottura facendo stringere il sugo per un'ora e 30 circa sul fuoco più basso proteggendo la fiamma con uno spargifiamma. Durante la cottura non sollevate mai il coperchio (è per questo motivo che vengono chiamati murati). Quando i polipetti saranno cotti regolate di sale e servite con pane tostato.

lunedì 21 settembre 2009

Sicilia seconda parte: Palermo, Segesta, Agrigento, Sciacca

Palermo ci accoglie con un'assordante sinfonia di clacson. I viali che portano al centro sono un girone infernale da cui la weazel esce con qualche anno di vita di meno. Imbocchiamo Corso Vittorio Emanuele, arteria pulsante, che in poche centinaia di metri raccoglie alcuni dei monumenti più importanti del capoluogo. Il Palazzo dei Normanni svetta con le sue linee dritte e compatte. Roccaforte trasformata in sontuosa reggia, oggi è sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. Gli ampi scaloni di marmo bianco affacciano sui cortili interni. Dal ballatoio si intravede la perla di questo magnificente edificio. La Cappella Palatina è uno spettacolo che lascia senza fiato. Migliaia di piccole tessere traslucide danno vita a un complesso di mosaici stupefacente nella sua assoluta perfezione.
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1.Quattro Canti 2.Piazza Pretoria 3.Cattedrale interno 4.Cattedrale facciata

Palermo lascia storditi e incantati. Ogni volta che penso di aver scorto una bellezza ineguagliabile riesce a stupirmi con qualcosa di nuovo. La cattedrale sembra uscita da un racconto de Le Mille e una notte, con i decori arabeggianti della facciata e delle guglie e i palmizi sulla piazza antistante.
Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti offre ristoro con la sua ombra e il silenzio surreale. Seduta su una panchina di pietra sotto un melograno osservo le cupole color carminio dell'antico convento.
My creation
1.Corso Vittorio Emanuela 2. Cappella Palatina interno 3.4.San Giovanni degli Eremiti

Attraversiamo stretti vicoli, fitti di balconi in ferro battuto che si aprono in ariose piazze. Palermo è una scoperta e vorrei avere più tempo per ascoltare la sua storia e scoprirne i segreti.

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La mattina successiva, prima di ripartire, visitiamo la Vucciria. Questo mercato è un tripudio di profumi intensi e colori vibranti. Mi perdo in una selva di ortaggi e casse ricolme di pescato ancora vivo. I venditori gridano le offerte del giorno, altri sorseggiano pigramente il primo caffè della mattina. Qui sento pulsare l'anima antica di Palermo, città di mare e commerci, protesa verso altri mondi. Il profumo delle spezie si mescola a quello del sangue e dei rifiuti, aroma intenso che rapisce i sensi, stordisce e fa desiderare di poter allungare le mani per sottrarre un acino d'uva croccante, una sarda appena deliscata da cui grondano chicchi di sale perlescente o per cogliere quel bouquet rubino di peperoncini lisci e perfetti.

My creation

Palermo ti prende alle viscere, ti entra nel sangue, è calda e generosa come la sua gente.
Ci rituffiamo nel traffico cittadino per raggiungere Monreale. Il duomo è sontuoso già dall'esterno, splendido esempio del genio architettonico normanno. Ma è l'interno a lasciare senza parole. Tre cicli di mosaici decorano l'abside e le navate, storie del Vecchio Testamento, la creazione dell'universo, Adamo ed Eva divisi e uniti attorno all'albero e al serpente tentatore. Dalle terrazze si possono ammirare da vicino i coppi in maiolica, mentre sotto di noi si estende ricca e fertile la Conca d'Oro.

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SEGESTA E I TEMPLI DI AGRIGENTO

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Sinuose forme si ergono su promontori bruciati dal sole. Edifici costruiti nel nome degli dei celebrano il potere degli uomini, il gusto epicureo per il bello e lo sfarzo. Queste pietre racchiudono il sudore e il sangue degli schiavi che qui le hanno deposte molti secoli fa. Seduti all'ombra degli ulivi nodosi e lisci osserviamo un passato che non sembra più così remoto. Qui tutte le nozioni sugli antichi greci prendono vita e mi sembra di scorgere fra un gruppo di gaudenti signore francesi un placido vecchio dalla tonaca bianca che sorride con benevolenza a questo presente fatto di turisti e macchine fotografiche.


My creation

Trascorriamo l'ultimo giorno a Sciacca, camminando per le sue strade strette, intrecciate come le dita di due amanti. Ci aggiriamo fra le cianfrusaglie di un mercatino allestito sulla terrazza del belvedere, incantati più dalle luci intermittenti del porto che dai manufatti esposti sulle bancarelle.
Domenica mattina è calda e ventilata. Ci concediamo pigre ore di relax, sdraiati sulla spiaggia di San Marco. Le pagine del mio libro scorrono via veloci, come le onde che lambiscono questa costa vasta e tranquilla.
Salutiamo il tramonto dallo stesso luogo in cui è iniziato questo viaggio. Il sole cala sulle saline lentamente e quando l'ultimo raggio si tuffa dietro i mulini lasciamo questa amabile terra che ci ha regalato ore indimenticabili

La sicilianità

martedì 15 settembre 2009

Sicilia - prima parte

La campagna attorno a Trapani si protende piatta verso sud. Filari di viti nane spuntano dal terreno dorato e riarso, i rami piegati sotto il peso dei grappoli ormai maturi. I canneti accompagnano il serpeggiare della strada, una selva verdeggiante contro l'ebano lucido della statale. L'aria profuma di frutta, uno zefiro dolce e tiepido che entra dai finestrini abbassati.
Le saline appaiono d'improvviso alla nostra destra, riquadri di un bianco cangiante, immense lastre che riflettono il colore del cielo, catturandone le sfumature e trasformandosi in tele in perenne mutamento.
Mozia e i suoi mulini. Mozia e i suoi uomini, la pelle color del cuoio, il volto scavato dal sale sotto i cappelli di paglia. E' uno spettacolo surreale, alieno, che sembra appartenere a un altro tempo. Passeggiamo sulle passerelle di pietra, il calore sempre più intenso mano mano che il sole prosegue il suo viaggio verso lo zenit..

My creation

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso nord. Erice è già visibile davanti a noi, roccia nella roccia. Ci inerpichiamo sui fianchi di Monte San Giuliano, il golfo di Trapani da una parte, quello di San Vito lo Capo dall'altra. Qui l'aria è fresca e si incanala nelle strade strette. Le costruzioni medieviali si avvicendano alle case nobiliari barocche, austere facciate di pietra liscia e levigata si fondono con splendidi balconi istoriati. Questo singolare sposalizio si esprime appieno nel Real Duomo, le cui essenziali linee gotiche della facciata e del campanile anticipano un interno cesellato come il più fine tra i merletti.

My creation

My creation

Dalla cinta murata che si percorre fino al baglio lo sguardo spazia a volo d'uccello sul panorama circostante. Da qui è possibile ammirare le diverse anime della Sicilia; l'interno rurale, bruciato dalla calura dell'estate; la costa, con i pescherecci attraccati nei moli; i contorni cristallini delle saline e il candore perlescente delle abitazioni.

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Ci spingiamo ancora a Nord. San Vito lo Capo ci accoglie con le sue case basse e immacolate. La brezza sa di salsedine e fichi d'india. Le porte verniciate di blu sono incorniciate da lussureggianti buganville, odorosi gelsomini e leziosi alberi di ibisco creano incantevoli giochi cromatici. Ovunque cartelloni fuxia e arancioni ricordano l'imminente Cus Cus Festival e nonostante manchino ancora alcune settimane l'atmosfera è già festosa e tutti i ristoranti espongono il loro speciale menù a tema.

Ibiscus

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Ci rilassiamo per qualche ora sulla spiaggia, una mezzaluna larga, racchiusa fra il faro e un alto sperone di roccia rosata. La sabbia è tiepida e nel cielo grosse nubi si rincorrono giocando a nascondino con il sole. Il rumore della onde è ipnotico, una musica primordiale che induce un piacevolissimo torpore. Il tempo perde significato, tutto rallenta e i piaceri diventano semplici. Sentire i cristalli di ghiaccio che si sciolgono sulla lingua mentre il gusto vibrante del caffè esplode sul palato, il sapore sapido e carnoso del pesce condito con una spruzzata di limone e abbondante prezzemolo, la freschezza dei pomodori dolci come ciliege...
La sera cala accompagnata da una leggere pioggerella. Il primo giorno è volato via e io sono felice.

Mi sveglio prima che il sole sia completamente sorto. Dal terrazzo del B&B mi godo il cielo trasformarsi in una tavolozza di rosa, viola e azzurri. Quando anche Brian si alza infiliamo le scarpette e usciamo. Il lungomare è deserto e il silenzio è rotto solo dal rumore ritmico della nostra corsa. Alcune bufale nere pascolano placide nei campi mentre dall'altro lato della strada l'imponente costone si colora lentamente alla luce del sole.
Oggi la nostra meta è la Riserva dello Zingaro. Il sentiero che si addentra in una vegetazione bassa di piccole palme, cespugli di rosmarino, mirti e olivastri. L'aria è satura del profumo polveroso e balsamico della salvia. Più in basso si stende un mare dalle infinite sfumature. Lucertole di ogni tonalità di verde accompagnano il nostro cammino.

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Questa alta costa è un gioiello di ambra e smeraldo, attraversato da venature vermiglie. Strette calette spuntano come diademi, zaffiri di un blu profondo che offrono ristoro e pace. Ci fermiamo a Cala Disa, un'insenatura sassosa dove l'acqua sembra vetro soffiato. Piccoli pesci arcobaleno nuotano al nostro fianco, per nulla intimoriti. Le ore scivolano via placide, attorcigliandosi fra i capitoli di un libro e un tuffo in questo mare limpido e tranquillo. E' ora di rientrare, dense nubi si accumulano sulla linea dell'orizzonte. Anche stasera pioverà, ma anche questo temporale estivo racchiude un'anima delicatamente romantica.

My creation

La mattina successiva salutiamo San Vito e proseguiamo il nostro viaggio...
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