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giovedì 3 giugno 2010

Le 11,5 fatiche della Val Pusteria

La Val Pusteria ci accoglie sotto una pioggerella costante che ci accompagnarà quasi incessantemente per tutta la nostra permanenza. Le Tre Cime di Lavaredo sono cinte da una coltre di cotone lattiginoso che le avvolge come una calda sciarpa, mentre più sotto il paesaggio è un digradarsi di tonalità di verde che vanno dallo smeraldo dei boschi alle tinte quasi fluorescenti dei campi dove brucano mucche dal pelo fulvo e lungo. L' Hotel Emma è un'istituzione di Villabassa, e anche se la discendente che conduce l'impresa di famiglia sembra aver perso la squisita gentilezza con cui venivano accolti gli ospiti, l'ambiente è affascinante ed estemamente accurato. Pannelli di legno lucido e profumato, stube in maiolica decorata dai colori pastello, una piccola ma perfetta area relax, dotata di sauna e bagno turco, che risolleveranno dalla stanchezza post gara le nostre gambe affaticate. Anche le cene si rivelano confortanti, zuppe dalla cremossità a dir poco eccellente, semifreddi e strudel che sono veri e propri capolavori dolciari, pani scuri e profumati, birre che alleggeriscono la mente e rallegrano l'atmosfera. Anche tutti gli altri pasti saranno un inno alle materie prime che solo qui si possono trovare: canederli in cui il formaggio si lega allo spek in un matrimonio di sapori perfetto, rosticciata di carne al sapore di cumino accompagnata da patate speziate e crauti, gulash con polenta, frutti di bosco e gelato in cui il sapore del latte è avvolgente. Ma in realtà non siamo solo qui per godere del fantastico cibo e dell'incantevole paesaggio del Sud-Tirolo. E' la corsa che ci ha chiamato! La Cortina-Dobbiaco è alla sua 11^ edizione e quest'anno saremo anche noi tra i partecipanti. La Weazel correrà i 30 km della gara ufficiale mentre io mi limiterò a perrcorrere la distanza più breve, 11,5 km. La mattina della gara si mostra grigia, fredda e piovosa. Passo una buona ora rabbrividendo sotto le gocce gelate che piovono da un cielo gravido, le montagne completamente racchiuse nella loro muraglia di nuvole. Lo speaker continua a ripetere il count down che ci separa dall'inzio della corsa, in sottofondo musica pop anni '90 da il ritmo ai miei brividi. Guardo gli altri partecipanti sfoggiare mise che ricordano più una sfilata di carnevale che una gara sportiva e mi chiedo quanto possa risultare ridicola io avvolta in una busta di plastica!!! Poi lo starter da il via. I primi chilometri sono il solito slalomeggiare fra le altre persone per cercare di aqcuistare il mio ritmo. Ho dimenticato l'i-pod a casa e stupidi ritornelli di Britney Spears mi si inchidano nel cervello! Per fortuna nonostante il tempo non accenni a migliorare e l'idea che una qualche maledizione meterologica contraddistingua tutte le mie gare, il percorso è stupendo. Adoro gli sterrati e mi godo il poter attraversare boschi di pini e il costeggiare le rive del Lago di Landro. Corro "a sensazione", dando tutta me stessa, è una gara breve ma abbastanza dura. Il traguardo è la stazione di Dobbiaco. Ci arrivo con le mani congelate, zuppa di acqua e felice come una bimba davanti ai regali di Natale. 53'.19'', traglio il nastro virtuale registrando il mio tempo migliore. Un tè caldo e biscotti nell'attesa che anche la weazel concluda la sua gara.

Lunedì è l'ultimo giorno di vacanza. Dopo aver saggheggiato il supermercato di Villabassa acquistando ogni prodotto tipico possibile e immaginabile, ci dirigiamo verso Vipiteno.

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My creation
My creation

La perfezione dei giardini e delle strade ha qualcosa di teoutonico che rende l'atmosfera sensibilmente non familiare, mi sembra di aver passato ormai da giorni, un confine immaginario. Mi aggiro fra i negozi di articoli per la casa, attrezzatura da montagna, panifici, librerie con una sorta di febbre compulsiva da acquisto. Ne esco con un bottino ricco di cosette davvero interessanti, fra cui spiccano l'attrezzo per cucinare gli spätzle, un libro sulla cucina tipica alto atesina e il libro di Elisabetta. La vacanza è finita, scappiamo dal temporale che ci ha sorpresi per rientrare nell'afosa Bologna. Non so se riuscirei a vivere qui, ma amo la natura ancora così selvaggia che vi si trova, i sapori genuini che si possono assaggiare, il silenzio, l'aria pulita che sa di erba, fiori e alberi secolari. Presto ritornerò per qualche giorno, in previsione di un trekking! Non vedo l'ora. Intanto vi lascio con un po' di scatti e con la promessa di qulche ricetta carpita in questi giorni ;)


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lunedì 30 marzo 2009

Sono una maratoneta


Sono vestita come un preservativo. Bustone bianco e cappuccetto blu. Non ha smesso di piovere da sabato pomeriggio e io mi continuo a domandare chi cavolo me l'ha fatto fare. Poi mi guardo intorno. Un muro di gente, avvoltolata in chilometri di plastica che aspetta lo sparo di inizio. Ok, almeno sono in buona compagnia.
La gara inizia, faccio partire l'i-pod, un passo dopo l'altro. In due secondi le mie Nike diventano uno stagno per le paperelle. Le sensazioni sono buone, le gambe rispondono bene, anche se per i primi chilometri scatarro che è un piacere. Sui lati della strada la gente è assiepata, tifo da stadio, con tanto di clack e trombette. Mi godo le urla di incoraggiamento, i bambini che ti danno il cinque.
Al sesto chilometro un signore si incolla al mio fianco. Si chiama Daniele, ha 61 anni ed è anche per lui la prima maratona. Ci accordiamo per correre insieme, gli piace il mio passo regolare.
Il tempo passa, i piedi macinano metri su metri. La prima crisi al sedicesimo. La respirazione si fa più faticosa, apro la bocca per incamerare aria. Sulla lingua sento il sapore del sudore e della pioggia. Mi dico che è normale, che mi succede sempre, anche in allenamento. Mi concentro sulla linea di mezzeria, che diventa il mio filo di Arianna. Al venticinquesimo la situazione si normalizza. La respirazione torna fluida. Daniele mi parla, mi racconta dei suoi amici che hanno deciso di rimanersene a letto quando hanno visto tutta quella pioggia.
Passiamo alcuni paesini. Qui il tifo si fa ancora più intenso. Davanti a un bar un gruppo di ragazzi di colore improvvisa un mini concerto reggae. Mi sento davvero bene. L'asfalto corre sotto i miei piedi, lucido di pioggia. Riesco perfino a godermi l'architettura della parrocchia di Ponte della Priula.
Finalmente arriviamo al Piave. E' imponente. Una distesa di fango e acqua. La mia mente fa le capriole, immagini di guerra e soldati bagnati spolti, come me in questo momento.
Al trentaduesimo chilometro Daniele mi abbandona. E' troppo stanco e decide di cominciare a camminare. Io proseguo, mi impongo di correre per almeno altri 3 chilometri, fino al prossimo rifornimento. Ora le gambe sono rigide e ghiacciate. La pioggia ha completamente inzuppato il k-way. Sento l'acqua che scorre a rivoli giù per la schiena, che riga il viso, che si raccoglie nelle scarpe. Comincio a vedere i primi ritirati ai lati della strada, intirizziti, in attesa della "scopa". Mi impongo di pensare un chilometro alla volta. Manca poco. Non voglio mollare. Lo faccio per me, per la weazel, per dimostrare a me stessa che posso portare a termine questa avventura.
Al trentaseiesimo decido di alternare corsa e camminata. Due minuti al passo e di corsa fino al chilometro successivo. Alcuni podisti mi passano accanto e mi urlano parole di incitamento. Dai manca poco, non cedere.
Al tentottesimo ricomincio a correre. Le gambe magicamente mi si sballano, rispondono una meraviglia. Il fiato c'è. Entriamo a Treviso. Come dei sopravvissuti. Le strade sono completamente allagate, ma ormai ci siamo. Riesco perfino ad accelerare l'andatura. La weazel mi aspetta a 10 metri dall'arrivo. Esulta con me. Mani verso il cielo, verso il cronometro. Piccolo delirio di onnipotenza. Per un attimo mi sembra di poter fare tutto. Pura felicità, che va oltre la stanchezza. Per una volta sono davvero fiera di quello che ho fatto.

PRIMA MARATONA: 4H 16MIN 52SEC

GRAZIE! LE VOSTRE PAROLE DI INCORAGGIAMENTO SONO STATE PREZIOSE NEI MOMENTI DI DIFFICOLTA'

lunedì 2 marzo 2009

Inizio

Questo è un post speciale. E' difficile esprimere la forza e il sostegno che le vostre parole mi hanno dato. Questi sono momenti importanti e sapere di poter contare sull'opinione disinteressata e affettuosa di così tante persone è stata una scoperta fantastica. Vi ringrazio di cuore, tutti, vi siete rivelati straordinari e unici.
Alla fine ho deciso di restare. In questo momento mi sembra la scelta migliore, e non mi preclude di continuare a perseguire in altri modi il mio sogno. In fondo a Bologna ci sono tantissime librerie e da oggi so che diventerò il loro incubo ricorrente ;D Vivo tutto questo come un nuovo inizio, ora sta a me cercare di dimostrarmi che la mia decisione è stata corretta. Nessun rimpianto, non posso permettermi di guardare indietro con nostalgia. Ora è il momento per cominciare a modellare il mio futuro nel miglior modo possibile. Ed è bello sapere di poter contare su così tanti amici.
E cosa c'è di meglio di una torta per festeggiare un nuovo inizio!

ORANGE POLENTA CAKE
(ricetta originale Ottolenghi)

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Ingredienti: 50g di farina di cocco/ 1 bustina di lievito per dolci/ mezzo cucchiaino di sale/200g di burro/ 180g di zucchero/ 3 uova leggermente sbattute/ 4 cucchiaini di acqua di fiori d'arancio/ 4 cucchiai di limoncello/ 360g di polenta istantanea/2-3 arance
per il caramello: 90g di zucchero/ 2 cucchiai di acqua/ 20 g di burro a cubetti

1. Imburrate una tortiera di 20 cm con cerchio apribile. Rivestite il fondo con della carta forno.
2. Mettete lo zucchero per il caramello in un pentolino a fondo spesso e aggiungete i due cucchiai d'acqua. Mescolate in modo da intridere bene lo zucchero. Cuocete a fuoco medio fino a bollore. Dopo alcuni minuti l'acqua dovrebbe cominciare a evaporare e il caramello a scurirsi. Quando diventa dorato togliete il pentolino dal fuoco, aggiungete il burro stando molto attenti agli schizzi. Mescolate con un cucchiaio di legno e versate il caramello nella teglia. Velocemente e con attenzione inclinate la teglia in modo da distribuirlo uniformemente sul fondo
3. Grattate la scorza delle due arance e tenetela da parte. Con un coltellino affilato sbucciate a vivo le due arance e affettatele in fette di circa mezzo centimetro. Adagiatele sul caramello (se non sono sufficienti a ricoprire tutto il fondo utilizzate la terza)
4. Preriscaldate il forno a 170°. Setacciate il lievito e il sale, uniteli alla farina di cocco e tenete da parte. In un mixer (o con una spatola) amalgamate bene lo zucchero e il burro, evitando di incorporare troppa aria. Unite le uova una alla volta. Aggiungete la scorza delle arance, l'acqua di fiori d'arancio, la polenta, gli altri ingredienti secchi e il limoncello. Amalgamate bene il tutto. Il composto risulterà morbido ma non liquido.
6. Trasferite l'impasto nella teglia, livellando con una spatola. Cuocete per 40-45 min. Una volta cotto lasciate raffreddare per 5 minuti e dopo aver tolto il cerchio apribile ribaltate la torta su un piatto. Eliminate la carta forno e lasciate raffreddare completamente

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Ah dimenticavo! La Roma-Ostia è andata alla grande. 1h 51' e 21", nonostante la pioggia e il vento piuttosto forte :D

BUON LUNEDI'

venerdì 23 gennaio 2009

Ancora Toscana!

Sta per concludersi la terza settimana di allenamento. Un quarto di programma volato via. Poco più di due mesi alla maratona. 155 chilometri. Mi sto rendendo conto che la corsa spesso diventa un gioco matematico. Controlli la velocità, la distanza percorsa, stimi in quanto arriverai al prossimo chilometro, quanta strada farai entro la fine di Pink...Numeri che tengono impegnata la mente, che fanno sentire meno la fatica, che ti traghettano fino alla fine. Mi sto divertendo. Mi sto impegnando. Alla sera sono distrutta, ma il pensiero del giorno della gara, di tutta la gente che correrà con me, della gioia (speriamo!) di tagliare il traguardo e dirmi Ce l'ho fatta, mi da una grandissima forza. Domani è sabato: riposo. Domenica 25 chilometri. Spero non sia troppo freddo. Sento che il cerotto di Voltadol si tende sulla tibia. Oggi c'è il sole, stasera si corre. Io sorrido

Un grazie di cuore a Mara che mi ha passato questo meme-premio. Le regole:



1) scrivere 8 cose che ci prefiggiamo di fare nel 2009
2) nominare 8 blog che dovranno fare altrettanto
E i miei propositi:
*volermi molto più bene, perchè solo in questo modo posso sperare di essere una persona migliore
*approfondire le miei passioni, perchè mi arricchiscono e mi danno gioia
*essere meno ansiosa per non perdere di vista la giusta dimensione delle cose
*correre una maratona :D
*viaggiare il più possibile, perchè vedere il mondo e conoscere altre culture permette di comprendere meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo
*ridere di più, perchè ogni anno lo faccio meno
*andare più al cinema con la weazel perchè è una delle cose che amiamo fare insieme
*vedere più spesso i miei amici, loro sono la mia forza.

Assegno questo compitino a Vaniglia, Pasadena, Cielomiomarito, Sara, Tinuccia, Virginia, Camalyca, e Anja.
Un bacio grandissimo anche a Ester che invece mi regala questo premio



Infine un grazie speciale a Anto e Paoletta che hanno reso possibile la realizzazione di questo strabiliante pane!

PANE TOSCANO

Pane Toscano

Dopo avere rinfrescato bene la pasta madre (almeno 2/3 volte) ne ho prelevata 125gr e l'ho messa in ammollo con 425 ml circa di acqua e un cucchiaimo di zucchero per 20 min, in modo da farle perdere l'acidità. Poi ho impastato 750 gr di manitoba con l'acqua e la pasta madre per circa una decina di minuti, fino a quando l'impasto non è bello morbido ed elastico. Fate lievitare in luogo caldo fino al raddoppio (in questa stagione ci vogliono circa 6 ore).
Trascorso il tempo di lievitazione ho ripreso l'impasto, l'ho sgonfiato e l'ho diviso in due parti. Ho fatto le pieghe del secondo alle due pagnotte per due volte e le ho poi lasciate riposare coperte da un canovaccio per circa15/20 min.
Ho ripreso l'impasto e ne ho fatto due filoncini utilizzando la tecnica dei pollici
Qui il video (fermatevi prima di formare la palla e deponete i filoncini con la chiusura verso il basso).
Ho infarinato leggermente i filoncini, , posati su una teglia coperta di carta forno, coperti da un telo, e fatti lievitare ancora 1 ora e 45 minuti.
Nel frattempo ho portato il forno a 220°e ho abbassato subito a 200° non appena infornato i filoncini, ho cotto a questa temperatura per 10 minuti, poi abbassato di nuovo a 180° per 40 minuti circa.
Poi li ho messi di lato appoggiati alle pareti del forno e lasciati raffreddare a forno semiaperto e spento.

martedì 6 gennaio 2009

Si festeggia la RunnerBefana!

Ieri primo giorno di allenamento. Quello vero. 12 settimane di preparazione per cercare di portare a termine la mia prima maratona. A parte il terrore di non farcela, oggi mi sono svegliata con le gambe pesanti e informicolate. Mi sono controllata due volte i polpacci per assicurarmi che non mi fosse spuntata una qualche appendice di piombo nottetempo (magari come simpatico regalo della Befana). Le spalle sono contratte e doloranti, neanche fossi uno sherpa. Però sono davvero contenta. Spaventata, ma contenta.

E per festeggiare questa nuova avventura vi offro una bella fetta di torta, che da infilare nella calza non è proprio agevole, però vi assicuro è buonissima. L'idea base è quella della torta all'arancia di Polpetta Perfetta, diciamo che io l'ho truccata un po' (e vi giuro che è l'ultima ricetta con i pistacchi!)

TORTA ALL'ARANCIA

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Ingredienti: 3 arance bio medie (circa 450 gr , con la buccia sottile)/ 20 ml di olio di semi di mais /120 gr di zucchero semolato/ 1 bustina di lievito per dolci /150 gr di farina 00/4 uova intere/ 100 gr di zucchero candito/ la scorza di mezz'arancia candita
Per il topping: tre cucchiai abbondanti di marmellata di arance (non deve essere troppo dolce)/ granella di pistacchi.
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(zucchero candito)
Tagliate le arance in quarti, dopo averle lavate accuratamente. Frullatele in un mixer senza sbucciarle. Aggiungete l'olio e continuate a frullare finchè le arance diventino una crema, senza pezzi troppo grossi.Poi aggiungere lo zucchero, la scorza di arancia candita e precedentemente sminuzzata, la farina e il lievito setacciati e continuate a frullare per amalgamare. Unite poi un uovo alla volta finchè il tutto si trasforma in un composto dalla consistenza abbastanza morbida, quasi liquida. Aggiungete infine lo zucchero candito e mescolate per distribuirlo uniformemente. Versate il composto in una teglia ben imburrata e infarinata (se rotonda, diametro cm 26, se rettangolare, formato A4) e infornate nel forno già caldo a 180° per circa 30 minuti, trascorso questo tempo fare la prova stecchino altrimenti rimettere in forno per un altro poco. Far raffreddare prima di sformare.
Per decorare, sciogliete la marmellata a fiamma dolcissima. Con un cucchiaio distribuitela sulla superficie della torta e ricoprite con la granella di pistacchi

BUONA BEFANA!!!!!!!

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
è vestita alla romana:
Viva viva la Befana!

lunedì 17 novembre 2008

Going on...

La weazel spegne la sveglia con un grugnito. Guardo i numeri fluorescenti del display. Le 6.00. Maledico mentalmente il lunedì mattina, poi mi ricordo...non è lunedì è domenica!!! E io sono una deviata mentale. In cucina alcuni pinguini mi danno il buongiorno. Fuori dalla finestra la luna è ancora alta. Un mezzo disco luminoso nel cielo nero. Però non ci sono nuvole. Bene almeno non rischio la pioggia in testa. Latte, barretta energetica, un po' di miele. La weazel vagola per la casa con gli occhi assonnati e la faccia gonfia.
Arriviamo a Ozzano con largo anticipo. E' fresco ma la giornata si preannuncia splendida. C'è già tantissima gente che fa riscaldamento. I buoni, quelli che corrono forte li riconosci dall'abbigliamento. Pantaloncini e maglietta senza maniche. Rabbrividisco.
Mi iscrivo e comincio a scorricchiare anche io. I muscoli freddi appesantiscono le gambe, ma le sensazioni sono buone. Mi guardo intorno. Persone di ogni età ridono, scherzano, si salutano, parlano di tempi, di percorsi, di altre gare. Centinaia di individui con la stessa malattia: la corsa
Alle nove partiamo. Il percorso è durissimo. L'ho guardato la sera prima su googlemaps. Una salita dopo l'altra, per circa metà del tracciato. Il mio obiettivo è non smettere mai di correre, riuscire a mantenere un ritmo per lo più costante.
Il freddo scivola via assieme ai chilometri. La testa è assolutamente vuota, negli occhi lo spettacolo della collina bolognese. Una trama d'oro e rubino. Più sotto i campi arati, da cui si leva una sottile nebbiolina. Bologna è sotto di noi, come un gatto rosso pigramente accovacciato. Sulla sinistra il Castello dei Britti col suo torrione quadrato ci saluta mentre affrontiamo l'ultima discesa. Spingo più che posso, ormai manca poco al traguardo. Riesco ad aumentare la velocità ancora un po' quando vedo lo striscione con la scritta ARRIVO. La weazel esulta al lato della strada.
Sono davvero contenta, la gara è andata bene, ma soprattutto è la sensazione di assoluta libertà, quella leggerezza che sento dentro, nel profondo a farmi brillare gli occhi. Una splendida mattina, nonostante la levataccia!


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E per premiare la povera weazel che mi ha accompagnato, nonostante non potesse partecipare, tornata a casa le ho preparato un piatto coccoloso, dalla consistenza avvolgente. L'idea mi era venuta sfogliando Sale&Pepe di novembre. Il risultato mi ha davvero entusiasmato. Un gusto delicato ma allo stesso tempo molto sfizioso.

Sformato di polenta e cavolfiore




Lavate e mondate mezzo cavolfiore di medie dimensioni. Staccate i fiori cercando di non romperli e cuoceteli al vapore per circa 10-15 minuti. Nel frattempo preparate la polenta. Riscaldate in un tegame 450 ml di acqua. Salate con un pizzico di sale grosso e quando è tiepida unite 175 g di farina di mais. Mescolate costantemente con un cucchiaio di legno, fino a che la polenta non comincia ad addensarsi. Deve assumere una consistenza piuttosto soda (io l'ho cotta per circa 15 min.). Imburrate una teglia (per questa quantità ho utilizzato una teglia di 20cmx20cm) e versateci la polenta, formando uno strato uniforme. Adagiateci sopra i pezzetti di cavolfiore, spingendo un po' in modo da avvolgerli parzialmente nella polenta. Ora preparate la besciamella. In un pentolino fate sciogliere 40g di burro. Unite 40 g di farina setacciata e mescolate velocemente con un cucchiaio di legno o una frusta. Quando il roux assume un aspetto omogeneo e dorato unite a filo 400 ml di latte, continuando a mescolare. Una volta che la besciamella si è addensata (deve risultare cremosa e non troppo liquida) salate, spolverate di noce moscata e versatela delicatamente sullo strato di cavolfiore. Completate con una generosa spolverata di parmigiano e infornate a 180° per circa 20 minuti (deve formarsi una gustosa crosticcina)



BUON LUNEDì A TUTTI

giovedì 23 ottobre 2008

Pesto di Corsa

L'ambulatorio è di un bianco che fa male agli occhi. Camici candidi si muovono lungo il corridoio, mimetizzandosi con le pareti. Sembra che le teste fluttuino nell'aria, prive di un corpo su cui poggiare. Sono decisamente la persona più giovane in sala d'aspetto. Registro questo dato con un certo disappunto. I minuti scorrono lenti, dilatati. Un bolla di noia all'odore di disinfettante. Leggo qualche pagina del libro che ho portato, ma non sono attenta. I miei occhi accarezzano le parole, riconoscono i contorni delle lettere, ma il mio cervello si rifiuta di assimilare i concetti. E' troppo impegnato a figurarsi scenari apocalittici, a ricordare il dolore della riabilitazione, a sentire vecchie aderenza che si sbriciolano.
Una suora con circa un migliaio di anni si trascina verso la guardiola. La sua schiena disegna un improbabile angolo retto. Distrattamente mi chiedo se in questo reparto di ortopedia non ci sia nessuno in grado di darle una raddrizzata. Poi mi rispondo che magari quella naturale genuflessione le è utile nel suo "lavoro". Cattiva, pensiero poco nobile dettato dall'attesa snervante.
Finalmente arriva il mio turno. Il medico è gentile. Mi fa accomodare nel suo studio. La lavagna luminosa conferisce all'ambiente un bagliore alieno, freddo. Si ricorda di me, nonostante siano passati più di due anni.
Si è operata d'estate....Sì....E mi ricordo che faceva un qualche tipo di arte marziale...Esatto, faccio muay thai...Bene, bene si tolga pure i pantaloni e si sdrai sul lettino.
Detto così sembra una proposta indecente e invece afferra la mia gamba saldamente e comincia a tirare, torcere, piegare. Temo che la tibia si stacchi dal resto del corpo, come quando da bambina mi dilettavo a torturare le Barbie. E invece il ginocchio regge.
Perfetto, un po' lasso, ma tutto nella norma data l'operazione. Il medico mi guarda, sorride compiaciuto e decreta il verdetto: Signorina, lei può tranquillamente prepararsi per la MARATONA!

Ebbene sì ho il via libera per tentare l'impresa. Sarà un percorso lungo e faticoso. Spero davvero di riuscire a portare a termine questa avventura. La weazel mi sarà vicina, per darmi la costanza e lo sprone nei momenti più duri. Festeggio la buona notizia con un regalo. Fiordisale...questo è per te!

Pesto ai Broccoli



Ingredienti: broccoli (solo le cime più tenere)/ un mazzetto di basilico/ 50g di mandorle/ parmigiano e pecorino grattugiati/ olio evo di ottima qualità (io ho utilizzato un olio pugliese)

Saltate le cimette dei broccoli in una padella con un goccio di olio uno spicchio d'aglio tagliato a metà, sale e una presa di peperoncino. Dopo qualche minuto aggiungete mezzo bicchiere di acqua calda, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fiamma media per circa 15 minuti o fino a che i broccoli non sono diventati teneri. Scolateli e lasciateli raffreddare. Nel frattempo triturate le mandorle a coltello fino a ottenere una granella (non usate il minipimer o il frullatore, in quanto ridurrebbero le mandorle in polvere. Se avete un mortaio potete utilizzare quello). Ponete i broccoli raffreddati e le foglie di basilico in un baker e aggiungete l'olio (io ho usato circa mezzo bicchiere). Con il minipimer a immersione frullate gli ingredienti fino ad ottenere una crema abbastanza fluida. Unite le mandorle triturate e i formaggi grattugiati. Mescolate per amalgamare bene gli ingredienti e se necessario aggiungete altro olio.

Concorso Pesto 2008

lunedì 7 luglio 2008

Feelings

I primi 3 chilometri sono pura sofferenza. Il mio corpo è un diesel. I muscoli fanno fatica a prendere il ritmo e il cuore pompa troppo piano. La voglia di lasciar perdere è sempre dietro l'angolo. Mi concentro sulla musica. Sul gesto tecnico. Un piede davanti all'altro.
Lentamente la corsa diventa più fluida. L'aria riempe i polmoni. Riesco a godermi il paesaggio. Altri podisti, sudati, rossi per il sole e per lo sforzo. Il sudore evapora, lasciando una patina salata sulla pelle.
La mente si annulla. Diventa un tutt'uno con il corpo. Una meditazione indotta dalla fatica. Un'unica macchina che non ha più bisogno di intelletto per procedere. Un piede davanti all'altro.
Il sole viene filtrato dalle foglie. Pozze di luce e macchie d'ombra. Il mio occhio è una macchina fotografica. Registra la bellezza che mi circonda, che mi riempe. Mi sento bene. Mi sento leggera. Devo ricordare questa sensazione. Un piede davanti all'altro.
Affronto l'ultima salita come un ciclista. Ingrano la mia marcia, peso in avanti. Sono Pantani che affronta il Mont Ventoux. Sono Messner che si arrampica sull'Everest. Sono la strada. Sono il cielo. Sono il vento. Un piede davanti all'altro.
Giro attorno alla panchina, sulla via del ritorno. Il percorso è già segnato. Devo solo ripercorrere i miei passi, a ritroso. E quando scorgo già il muro di cinta della Certosa, il mondo mi regala un'ultima emozione. Frullio di ali, all'altezza del mio ginocchio. Una falena fugge dal giorno. Riflessi dorati e verdognoli. Corre con me, per qualche centinaio di metri, e poi devia verso il blu. Ma io sono arrivata. Il cuore riprende il suo ritmo. I muscoli si rilassano.
La corsa non è più solo attività fisica. E' uno spazio interiore, faticoso da raggiungere, ma le cose più belle si ottengono sempre con un po' di sacrificio.
Buona settimana a tutti

TORTA SOFFICE AL DULCE DE LECHE

Ingredienti: 1l di latte/ 300ml di panna/ 300g di zucchero/ 1 cucchiaino di bicarbonato/ 150g di farina/ 1 bustina di lievito/ 1 uovo

Mettete in una casseruola il latte, la panna e lo zucchero e portate a bollore, mescolando in modo che lo zucchero si sciolga. Quando vedete le prime bollicine in superficie, togliete dal fuoco e aggiungete il bicarbonato, continuando a mescolare (attenzione che il composto si gonfierà molto). Rimettete sul fuoco a fiamma bassissima e continuate la cottura fino a che il composto non si scurisce diventando color caramello (circa un'ora). Deve rimanere piuttosto liquido o non assumere l'aspetto di una crema. Spegnete e lasciate raffreddare completamente. Una volta freddo, unite al composto di latte la farina e il lievito setacciati e l'uovo leggermente sbattuto. Se volete rendere il dolce più goloso aggiungete delle gocce di cioccolato fondente. Versate il composto in una tortiera precedentemente imburrata e infarinata. Infornate a forno preriscaldato a 180° per 35-40 min. Giunto a cottura (vale la prova dello stecchino) lasciatelo riposare per 10 min in forno, con lo sportello leggermente aperto. Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di toglierlo dallo stampo

domenica 20 aprile 2008

Slow Running

Bologna a volte regala giornate fantastiche. Ti svegli alla mattina e ti accorgi che esistono i colori. Che i tetti sono rossi. Che le orrende gru della stazione sono un po' meno orrende in contrasto con quel cielo così blu. Che finalmente gli alberi non sono più spogli e grigi. Ci sono fiori lilla, viola, bianchi e che le foglie sono di un verde così brillanti che sembrano fatte di vetro.
Ti infili le scarpette, la tutina preservativo sentendoti un po' meno idiota del solito, e giù per via Carracci, di corsa. E nonostante la polvere e l'aria al piombo, la luce è così bella che ti senti esploratore nella città in cui vivi da 26 anni. Le prospettive cambiano. I luoghi acquistano un anima.
Il sole si riflette sui palazzi, sui coppi amaranto e mi ricordo finalmente, dopo mesi di acromatismo che Bologna è detta la rossa...poi scanso all'ultimo una 'sdora e mi ricordo perché è detta la grassa :)
Vicino alla Certosa hanno costruito una ciclabile che arriva fino a Parco Talon. Costeggiando il muro esterno dello storico cimitero si vede il marmo bianco dei mausolei più antichi fare capolino...piccole guglie, i riccioli sempre in piega delle statue, alcune croci...una papera!!! Un bel germano ha infatti deciso di riposarsi proprio lì e complice il poco ossigeno al cervello mi ha fatto pensare per un attimo a una decorazione di poco gusto!
Ok proseguiamo, che è meglio... Le gambe rispondono bene al primo lungo serio della stagione e così quando arriviamo al parco non sono troppo morta e riesco a godermi il panorama. Sulla sinistra la vista è mozzafiato. La giornata è così tersa che si riescono a vedere tutti i colli attorno a Bologna. Un bel patchwork di colori che spaziano per tutta la gamma del verde e del giallo. Le chiesette sui cucuzzoli come tante ciliegine decorative, semplici e familiari.
Il rientro è più duro. La testa rimane bassa, il fiato è corto. Ma penso alle belle immagini che oggi la mia città mi ha regalato e al fatto che magari domani avrò un colorito un po' meno grigio. Stringo i denti, un passo dietro l'altro. L'ipod suona Hail to the geek e vedo già il cupolone del Sacro Cuore. Casa è vicina, la giornata è appena iniziata, e finalmente anche qui sembra primavera.



mercoledì 19 marzo 2008

Tutti podisti

Alla weazel, è risaputo da tutti coloro che ne posseggono una, piace correre. A tutte le weazel piace sgambettare all'aria aperta, anche se una forma aerodinamica non ce l'hanno proprio. La mia in questo momento sta preparando la sua terza maratona con ambizioni piuttosto elevate (la barriera della 3 ore e 08), così da quando è venuto un po più caldino la si vede vestirsi in modo imbarazzante per una weazel di sesso maschile e adulta e partire sfidando il traffico cittadino.
Questa mattina però la sua convinzione atletica è stata fortemente messa alla prova da un paio di incontri inaspettati. Dopo pochi minuti di corsa la weazel è stata infatti affiancata da un un umarell in bici (per chi non fosse di Bologna e non sapesse cosa sono gli umarell consiglio la visita di questo sito)

Umarell: Bhe che fai corri?

Weazel: Bhe sì (traduzione del weazel-pensiero...no faccio i campionati di surf giù per via Carracci)

Questo piccolo infinitesimale segno di confidenza ha fatto sì che per i successivi 3 km l'umarell inseguisse la povera weazel raccontandogli tutti i minimi particolari della sua trascorsa e gloriosa carriera podistica che tra le altre cose lo vedeva correre la sua prima gara, nonchè prima maratona, in 3 ore e 08 e chiudere la 100 km del Passatore in 9 ore.. Umiliata nell'intimo la weazel ha proseguito l'allenamento sentendosi un criceto rotolante piuttosto che un fulmineo ghepardo. Con i chilometri tuttavia l'autostima è ritornata a far capolino... in fondo non ci sono prove di ciò che l'umarell ha affermato (si sa che gli umarell tendono un po' a esagerare le dimensioni delle loro imprese) e poi chissenefrega l'importante è il gesto atletico, la sensazione di libertà...Ma al 13° km ogni briciolo di autostima è stato spazzato via. A parco Angeletti un bambino marocchino, con mocassino, giacca e zainetto si è affiancato alla weazel, tenendo tranquillamente il suo passo

-Ciao, corri?

-Si'

-Anch'io quando ero in Marocco correvo...facevo i 5000. Ero bravino

E a questo punto nella piccola testolina della weazel sono comparsi pensieri impronunciabili, per la maggior parte legati alla figura di Erode.

-Ah però, ma oggi non hai scuola?

-Sì ma preferisco correre.

E dopo questa conversazione, indecisa se gettarsi in mezzo al traffico con la musichetta di Momenti di gloria come marcia funebre, la weazel è tornata a casa pensando a come sarebbe bello l'internamento coatto in ospizi e scuole.


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