mercoledì 30 settembre 2009

La ciccia

Qualche giorno Paoletta in questo post parlava di tagli e tipi di carne caduti un po' in disuso. Spesso è una questione di moda (il filetto è sicuramente più gettonato della trippa), a volte una questione di tempo di preparazione (la fettina di vitello si cuoce prima che un arrosto).
Io non sono una gran consumatrice di carne, se posso preferisco decisamente il pesce, ma ogni tanto la weazel carnivora vorrebbe affondare i denti in un bel pezzo succulento di ciccia. E così parte la spedizione dal macellaio di fiducia, dove sono sicura di trovare la qualità che desidero, carne proveniente da animali allevati come si deve senza utilizzo di antibiotici o mangimi che contengano sostanze chimiche. E davanti a una così splendida scelta mi viene voglia di sperimentare qualcosa di diverso dalla solita bistecca alla piastra. Così a volte nella busta della spesa finiscono cose un po' particolari...come una sella di coniglio.
Questo tipo di carne è piuttosto magra rispetto a quella di bovino e suino ed è molto più saporita del pollo. Nella mia famiglia il coniglio al sugo con le tigelle rappresenta uno di quei piatti della domenica in cui la nonna è la vera regina. Così volendo provare qualcosa di diverso, complice l'ultimo di Sale&Pepe ho preparato un arrosto. Il risultato è stato molto soddisfacente. Morbido e delicato con un ripieno saporito ma non invadente. La cottura è un po' lunga, ma la preparazione è piuttosto semplice, una ricetta da provare ve lo assicuro :) (la foto non rende per niente, sorry!)



SELLA DI CONIGLIO SPEZIATA AL LATTE

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(ricetta originale Sale&Pepe ottobre 2009)


Ingredienti: una sella di coniglio disossata/ 5 fette di prosciutto crudo San Daniele/ 10 pomodorini pachino secchi/ uno spicchio d'aglio/ mezza bustina di zafferano/ 40 gr di farina/ 40 gr di pan grattato/ una grattatina di noce moscata/un mazzetto di prezzemolo/ alloro/ una cipolla/ 1 litro di latte/ una noce di burro/ olio/ sale/ alcuni grani di pepe rosa

Rifilate la sella per darle una forma regolare, tenendo da parte i ritagli. Riducete quest'ultimi a bocconcini molto piccoli. Ricoprite l'interno della sella con il prosciutto e i ritagli del coniglio.

Mescolate la farina, il pan grattato e lo zafferano, unite anche la noce moscata e distribuitela all'interno della sella ricoprendo i ritagli di coniglio ridotti a bocconcini. Tritate il prezzemolo assieme ai pomodorini secchi e cospargeteli all'interno della sella. Salate, pepate e arrotolate. Legate l'arrosto con lo spago o gli appositi elastici e cospargete anche l'esterno con la miscela speziata rimasta.

Rosolate l'arrosto in una casseruola con il burro, l'aglio lasciato intero e la cipolla tritata e quando sarà ben dorato, bagnatelo con il latte. Unite i grani di pepe rosa, l'alloro, alzate la fiamma e portate a bollore. A questo punto coprite con un coperchio e trasferite la casseruola in forno già caldo a 140-150°. Cuocete per un'ora circa girando l'arrosto ogni quarto d'ora. Servite con il sugo di cottura frullato e leggermente addensato sulla fiamma


lunedì 28 settembre 2009

Bruschettiamo!

La teoria dei sei gradi di separazione è un'ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari. Se però abiti in una città come Bologna impari che i gradi di separazione si riducono drasticamente. Così spesso si verificano strabilianti "carrambate". Perfetti sconosciuti che fino a tre secondi prima giureresti non aver mai visto in vita tua si trasformano dopo dieci minuti di conversazione nel fratello di una tua compagna di scuola, in un vicino di casa con cui giocavi da bambino e che avevi perso di vista o nella fidanzata del ragazzo che si allena con te in palestra. E capita anche che incontrando una blogger anche su facebook ci si renda conto che fra i suoi contatti c'è anche la tua storica compagna di università. Quella che hai visto tutte le mattine per 4 anni, con cui hai condiviso interminabili ore di studio e di cui hai conosciuto anche la famiglia. E alla domanda "Scusa ma come mai conosci M.?" ti senti rispondere che è la sorella del suo compagno, blogger anche lui. Ma che dico, loro sono la coppia più bella di questo mondo virtuale e io Luca l'ho incontrato più di una volta!!! Solo che dalle foto non l'avevo riconosciuto! (chiedo scusa ma sono una pessima fisionomista :D). Così per celebrare questo RE-incontro ecco una ricetta che partecipa al contest organizzato da Luca&Sabrina. Una bruschetta che ha tutto il sapore delle vacanze appena trascorse e del piccolo tesoro che mi sono riportata a casa come souvenir





CAPONATA CATANESE
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(ricetta originale su La Cucina Siciliana di M.A. Di Leo)


Ingredienti: 2 melanzane grandi/ 1 peperone rosso/ 1 scatola di pomodori pelati/ 1 cipolla/ 150 gr di olive taggiasche/ mezzo bicchiere di aceto di vino bianco/ 100 gr di uva passa/ uno spicchio d'aglio/ olio, sale, pepe
In un tegame soffriggete lo spicchio d'aglio, unite i pomodori pelati, regolate di sale e pepe e lasciate addensare una decina di minuti. A parte friggete le melanzane tagliare a tocchetti, dopo averle lasciate in acqua e sale per circa mezz'ora. In un tegame soffriggete la cipolla e unite il peperone tagliato a dadini, condite con sale e pepe e lasciate appassire. Nel tegame con la salsa pronta unite il peperone appassito, le melanzane fritte, aggiungete le olive e l'uva passa. Mescolate il tutto, ponete su fiamma vivace e sfumate con l'aceto, regolate di sale e pepe se occorre e lasciate insaporire per una decina di minuti

NB: la ricetta originale prevedeva anche l'aggiunta di un cuore di sedano e di un cucchiaio di capperi che io ho omesso per gusto personale, sostituendoli con l'uva passa comprata a Palermo (a differenza di quella che si trova nei comuni supermercati ha chicchi più piccoli e scuri e particolarmente aromatici)

Ponete la caponata raffreddata su fette di pane toscano leggermente abbrustolito.


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Volevo ringraziare tutti per i bellissimi commenti al post precedente, anche da parte del mio nonno :)

sabato 26 settembre 2009

Oggi è un giorno particolare

C'era una volta un bambino. Me lo immagino in pantaloncini corti, un po' sporchi e sdruciti, giocare nell'aia di casa, con gli amici e i fratelli. Rincorrere Gogo, l'oca di famiglia sotto l'occhio sempre vigile della mamma, seduta alla macchina da cucire.
C'era una volta un ragazzo. Lo vedo preoccupato, guardare il mondo cambiare attorno a sé. Lo vedo vivere gli anni difficili della guerra, cercando di non fare mancare nulla alla sua famiglia.
C'era una volta un uomo. In piedi nel suo vestito migliore in mezzo alla sala da ballo ha vinto una scommessa e adesso volteggia con una ragazza dai capelli neri e gli occhi blu. Lui lo sa già che è quella giusta, la donna della sua vita. Passano gli anni e l'uomo accarezza la testa di una bambina. Stanno andando al cinema. Lei lo chiama papà e lui è felice.
Ora tu sei qui, in questo giorno e io guardo le tue mani dalle dita curate, su cui il passare degli anni ha lasciato il suo segno. Osservo le tue rughe e ricordo tutti i piccoli momenti che hai miei occhi ti hanno reso speciale. Tu non parli molto, non lo hai mai fatto, ma quando mi raccontavi della tua vita, per me era una gioia. Il giorno che mi hai portato a vedere la tua casa e mi hai mostrato i buchi dei bombardamenti in quella del vicino, mi sono resa conto che le tue storie erano vere e ti ho voluto ancora più bene. Grazie per i pomeriggi passati a guardare i francobolli, grazie per avermi lasciato giocare nel tuo negozio con le macchine da scrivere, grazie per essere il nonno migliore che io potessi desiderare

AUGURI

COBBLER DI PERE ALLA CANNELLA

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(ricetta originale su Sale&Pepe ottobre 2009)

Ingredienti: 250 gr di farina/ 100 gr di zucchero di canna + 40 gr di zucchero bianco/ 200 gr di burro/ 4 dl di latte/ 4 pere williams/ 80 gr di gherigli di noce/ un limone/ un cucchiaio di cannella in polvere/ una bustina di lievito per dolci
Sbucciate le pere, eliminate il torsolo, riducete ognuna in 6 spicchi e bagnatele con il succo del limone per evitare che anneriscano. Setacciate la farina con il lievito in una ciotola capiente e aggiungete lo zuccheri di canna. Unite quindi 120 gr di burro molto morbido e lavorate il tutto con la punta della dita in modo da ottenere un composto di briciole. Incorporate il latte, poco alla volta, mescolando con un cucchiaio di legno finché l'impasto sarà morbido e omogeneo.
Tritate grossolanamente i gherigli di noci. Mettete il burro rimasto in uno stampo di 20x24 cm di lato e passatelo in forno caldo a 180° finché si sarà sciolto. Prendete lo stampo con una presina e inclinatelo in modo che il burro ne ricopra bene il fondo e le pareti.
Versate subito l'impasto preparato nello stampo, cospargetelo con i gherigli di noci e allineatevi sopra le pere. Mescolate lo zucchero bianco con la cannella e spolverateli sulla frutta. Cuocete il cobbler in forno caldo a 180° per 35 min. (controllate la cottura infilando uno stecchino nella pasta, deve uscire asciutto). Servitelo tiepido (come ho fatto io) o freddo

mercoledì 23 settembre 2009

Fall's coming

L'autunno si è presentato con giornate tiepide e luminose. E' la stagione che preferisco, quando l'aria della mattina e della sera si fa frizzante e una leggera nebbiolina fa risplendere i tetti e le strade con milioni di minuscole goccioline d'acqua. Si sente già quel profumo inconfondibile di steppe bruciate nei campi e i colori sui banchi del mercato cambiano piano piano passando dal rosso brillante dei pomodori, dei peperoni e delle melanzane alle tinte più calde e avvolgenti delle prime zucche, dei cavoli e dei fichi.
Inauguro la nuova stagione con un dolce semplice, che gioca sulle consistenze dei vari elementi. Uno di quei dessert da gustarsi languidamente accoccolati sul divano.

CRUMBLE DI FICHI
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Ingredienti per due piccole pirofile: 500 gr di fichi verdi/ 2 cucchiai di miele di castagno/ 100 gr di burro + il necessario per imburrare le pirofile/ 100 gr di farina/100 gr di mandorle tritate grossolanamente/75 gr di zucchero di canna/ 50 gr di cocco rapè
Imburrate leggermente le pirofile. Sbucciate i fichi, tagliateli a metà e disponeteli all'interno delle pirofile in un unico strato. Copriteli con il miele, In una ciotolina lavorate con la punta delle dita tutti gli altri ingredienti fino a ottenere delle grosse briciole. Disponete il crumble sui fichi e infornate il tutto in forno già caldo a 180° per circa 30 minuti. Lasciate intiepidire prima di servire. E' perfetto servito con una pallina di gelato alla crema

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lunedì 21 settembre 2009

Sicilia seconda parte: Palermo, Segesta, Agrigento, Sciacca

Palermo ci accoglie con un'assordante sinfonia di clacson. I viali che portano al centro sono un girone infernale da cui la weazel esce con qualche anno di vita di meno. Imbocchiamo Corso Vittorio Emanuele, arteria pulsante, che in poche centinaia di metri raccoglie alcuni dei monumenti più importanti del capoluogo. Il Palazzo dei Normanni svetta con le sue linee dritte e compatte. Roccaforte trasformata in sontuosa reggia, oggi è sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. Gli ampi scaloni di marmo bianco affacciano sui cortili interni. Dal ballatoio si intravede la perla di questo magnificente edificio. La Cappella Palatina è uno spettacolo che lascia senza fiato. Migliaia di piccole tessere traslucide danno vita a un complesso di mosaici stupefacente nella sua assoluta perfezione.
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1.Quattro Canti 2.Piazza Pretoria 3.Cattedrale interno 4.Cattedrale facciata

Palermo lascia storditi e incantati. Ogni volta che penso di aver scorto una bellezza ineguagliabile riesce a stupirmi con qualcosa di nuovo. La cattedrale sembra uscita da un racconto de Le Mille e una notte, con i decori arabeggianti della facciata e delle guglie e i palmizi sulla piazza antistante.
Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti offre ristoro con la sua ombra e il silenzio surreale. Seduta su una panchina di pietra sotto un melograno osservo le cupole color carminio dell'antico convento.
My creation
1.Corso Vittorio Emanuela 2. Cappella Palatina interno 3.4.San Giovanni degli Eremiti

Attraversiamo stretti vicoli, fitti di balconi in ferro battuto che si aprono in ariose piazze. Palermo è una scoperta e vorrei avere più tempo per ascoltare la sua storia e scoprirne i segreti.

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La mattina successiva, prima di ripartire, visitiamo la Vucciria. Questo mercato è un tripudio di profumi intensi e colori vibranti. Mi perdo in una selva di ortaggi e casse ricolme di pescato ancora vivo. I venditori gridano le offerte del giorno, altri sorseggiano pigramente il primo caffè della mattina. Qui sento pulsare l'anima antica di Palermo, città di mare e commerci, protesa verso altri mondi. Il profumo delle spezie si mescola a quello del sangue e dei rifiuti, aroma intenso che rapisce i sensi, stordisce e fa desiderare di poter allungare le mani per sottrarre un acino d'uva croccante, una sarda appena deliscata da cui grondano chicchi di sale perlescente o per cogliere quel bouquet rubino di peperoncini lisci e perfetti.

My creation

Palermo ti prende alle viscere, ti entra nel sangue, è calda e generosa come la sua gente.
Ci rituffiamo nel traffico cittadino per raggiungere Monreale. Il duomo è sontuoso già dall'esterno, splendido esempio del genio architettonico normanno. Ma è l'interno a lasciare senza parole. Tre cicli di mosaici decorano l'abside e le navate, storie del Vecchio Testamento, la creazione dell'universo, Adamo ed Eva divisi e uniti attorno all'albero e al serpente tentatore. Dalle terrazze si possono ammirare da vicino i coppi in maiolica, mentre sotto di noi si estende ricca e fertile la Conca d'Oro.

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SEGESTA E I TEMPLI DI AGRIGENTO

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Sinuose forme si ergono su promontori bruciati dal sole. Edifici costruiti nel nome degli dei celebrano il potere degli uomini, il gusto epicureo per il bello e lo sfarzo. Queste pietre racchiudono il sudore e il sangue degli schiavi che qui le hanno deposte molti secoli fa. Seduti all'ombra degli ulivi nodosi e lisci osserviamo un passato che non sembra più così remoto. Qui tutte le nozioni sugli antichi greci prendono vita e mi sembra di scorgere fra un gruppo di gaudenti signore francesi un placido vecchio dalla tonaca bianca che sorride con benevolenza a questo presente fatto di turisti e macchine fotografiche.


My creation

Trascorriamo l'ultimo giorno a Sciacca, camminando per le sue strade strette, intrecciate come le dita di due amanti. Ci aggiriamo fra le cianfrusaglie di un mercatino allestito sulla terrazza del belvedere, incantati più dalle luci intermittenti del porto che dai manufatti esposti sulle bancarelle.
Domenica mattina è calda e ventilata. Ci concediamo pigre ore di relax, sdraiati sulla spiaggia di San Marco. Le pagine del mio libro scorrono via veloci, come le onde che lambiscono questa costa vasta e tranquilla.
Salutiamo il tramonto dallo stesso luogo in cui è iniziato questo viaggio. Il sole cala sulle saline lentamente e quando l'ultimo raggio si tuffa dietro i mulini lasciamo questa amabile terra che ci ha regalato ore indimenticabili

La sicilianità

venerdì 18 settembre 2009

Un Pensiero Lieve...

A volte vorrei essere un grande poeta, un novello Neruda, per giocare con le parole ed esprimere i miei sentimenti con versi pieni di colore. Oppure un grande scrittore per poter raccontare la tua vita, rendendoti immortale attraverso le mie parole.
Vorrei essere un musicista per fermare su un pentagramma il ricordo della tua voce e delle tue risate. Oppure un folle pittore capace si tracciare su una tela la linea delicata del tuo viso, su cui brillerebbero i tuoi occhi azzurri che avrei tanto voluto ereditare.
Purtroppo non posseggo nessuno di questi talenti e così mi accontento di osservare quella felicità golosa che cancella i tuoi anni e ti fa assomigliare a una bambina che scarta i regali la mattina di Natale.

AUGURI NONNA

TRIFLE DI RICOTTA AL MIELE E FICHI

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(ricetta originale Sale&Pepe settembre 2009)

Ingredienti per 5 verrine piccole: 500 gr di fichi verdi/ 250 gr di ricotta vaccina/ 120 gr di miele di acacia/ 6 gr di gelatina in fogli/ 2 cucchiai di marsala/ un limone non trattato
Mettete a bagno la gelatina in acqua fredda. Pulite i fichi, sbucciatene 2/3 e frullateli con il marsala; tagliate a fettine i fichi rimasti. Versate in un pentolino un decilitro di acqua, unite 80 gr di miele e il passato di fichi. Portate a bollore il tutto e cuocete per 3-4 minuti. Unite la gelatina strizzata, mescolate bene e trasferite il composto in una ciotola di vetro. Lasciate raffreddare rimescolando di tanto in tanto.
Montate la ricotta con la scorza di limone grattuggiata e il miele rimasto (40 gr), usando le fruste elettriche, fino a ottenere un composto spumoso. Distribuitelo sul fondo delle verrine (battetele sul piano di lavoro per livellare). Sistematevi sopra le fettine di fichi facendole aderire alle pareti dei bicchierini e riempite il vuoto centrale con il composto di fichi e miele. Lasciate raffreddare in frigo per almeno 4 ore.
Servite accompagnando con qualche biscotto secco tipo lingue di gatto (io ho usato dei Mikado)

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martedì 15 settembre 2009

Sicilia - prima parte

La campagna attorno a Trapani si protende piatta verso sud. Filari di viti nane spuntano dal terreno dorato e riarso, i rami piegati sotto il peso dei grappoli ormai maturi. I canneti accompagnano il serpeggiare della strada, una selva verdeggiante contro l'ebano lucido della statale. L'aria profuma di frutta, uno zefiro dolce e tiepido che entra dai finestrini abbassati.
Le saline appaiono d'improvviso alla nostra destra, riquadri di un bianco cangiante, immense lastre che riflettono il colore del cielo, catturandone le sfumature e trasformandosi in tele in perenne mutamento.
Mozia e i suoi mulini. Mozia e i suoi uomini, la pelle color del cuoio, il volto scavato dal sale sotto i cappelli di paglia. E' uno spettacolo surreale, alieno, che sembra appartenere a un altro tempo. Passeggiamo sulle passerelle di pietra, il calore sempre più intenso mano mano che il sole prosegue il suo viaggio verso lo zenit..

My creation

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso nord. Erice è già visibile davanti a noi, roccia nella roccia. Ci inerpichiamo sui fianchi di Monte San Giuliano, il golfo di Trapani da una parte, quello di San Vito lo Capo dall'altra. Qui l'aria è fresca e si incanala nelle strade strette. Le costruzioni medieviali si avvicendano alle case nobiliari barocche, austere facciate di pietra liscia e levigata si fondono con splendidi balconi istoriati. Questo singolare sposalizio si esprime appieno nel Real Duomo, le cui essenziali linee gotiche della facciata e del campanile anticipano un interno cesellato come il più fine tra i merletti.

My creation

My creation

Dalla cinta murata che si percorre fino al baglio lo sguardo spazia a volo d'uccello sul panorama circostante. Da qui è possibile ammirare le diverse anime della Sicilia; l'interno rurale, bruciato dalla calura dell'estate; la costa, con i pescherecci attraccati nei moli; i contorni cristallini delle saline e il candore perlescente delle abitazioni.

My creation

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Ci spingiamo ancora a Nord. San Vito lo Capo ci accoglie con le sue case basse e immacolate. La brezza sa di salsedine e fichi d'india. Le porte verniciate di blu sono incorniciate da lussureggianti buganville, odorosi gelsomini e leziosi alberi di ibisco creano incantevoli giochi cromatici. Ovunque cartelloni fuxia e arancioni ricordano l'imminente Cus Cus Festival e nonostante manchino ancora alcune settimane l'atmosfera è già festosa e tutti i ristoranti espongono il loro speciale menù a tema.

Ibiscus

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Ci rilassiamo per qualche ora sulla spiaggia, una mezzaluna larga, racchiusa fra il faro e un alto sperone di roccia rosata. La sabbia è tiepida e nel cielo grosse nubi si rincorrono giocando a nascondino con il sole. Il rumore della onde è ipnotico, una musica primordiale che induce un piacevolissimo torpore. Il tempo perde significato, tutto rallenta e i piaceri diventano semplici. Sentire i cristalli di ghiaccio che si sciolgono sulla lingua mentre il gusto vibrante del caffè esplode sul palato, il sapore sapido e carnoso del pesce condito con una spruzzata di limone e abbondante prezzemolo, la freschezza dei pomodori dolci come ciliege...
La sera cala accompagnata da una leggere pioggerella. Il primo giorno è volato via e io sono felice.

Mi sveglio prima che il sole sia completamente sorto. Dal terrazzo del B&B mi godo il cielo trasformarsi in una tavolozza di rosa, viola e azzurri. Quando anche Brian si alza infiliamo le scarpette e usciamo. Il lungomare è deserto e il silenzio è rotto solo dal rumore ritmico della nostra corsa. Alcune bufale nere pascolano placide nei campi mentre dall'altro lato della strada l'imponente costone si colora lentamente alla luce del sole.
Oggi la nostra meta è la Riserva dello Zingaro. Il sentiero che si addentra in una vegetazione bassa di piccole palme, cespugli di rosmarino, mirti e olivastri. L'aria è satura del profumo polveroso e balsamico della salvia. Più in basso si stende un mare dalle infinite sfumature. Lucertole di ogni tonalità di verde accompagnano il nostro cammino.

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Questa alta costa è un gioiello di ambra e smeraldo, attraversato da venature vermiglie. Strette calette spuntano come diademi, zaffiri di un blu profondo che offrono ristoro e pace. Ci fermiamo a Cala Disa, un'insenatura sassosa dove l'acqua sembra vetro soffiato. Piccoli pesci arcobaleno nuotano al nostro fianco, per nulla intimoriti. Le ore scivolano via placide, attorcigliandosi fra i capitoli di un libro e un tuffo in questo mare limpido e tranquillo. E' ora di rientrare, dense nubi si accumulano sulla linea dell'orizzonte. Anche stasera pioverà, ma anche questo temporale estivo racchiude un'anima delicatamente romantica.

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La mattina successiva salutiamo San Vito e proseguiamo il nostro viaggio...

lunedì 14 settembre 2009

E l'estate è volata via...

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Ed eccomi di nuovo qui...questa volta per molto molto tempo :( Questi cinque giorni in Sicilia sono stati magici, il tempo di sistemare le (migliaia) di foto che ho fatto e ci tedierò per benino con il mio racconto di viaggio e spero con qualche ricettina ispirata a questa terra magnifica! Intanto questa mattina ho girettato un po' nei vostri blog...ma quante cose sfiziose che avete postato, la mia agendina delle ricette da provare è cresciuta considerevolmente.

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Intanto colgo l'occasione di fare un po' di ringraziamenti...innanzi tutto Paoletta che oltre ad aver allietato la nostra estate col suo gioco goloso ha scelto la mia foto fra le menzioni d'onore...che dire non avrò vino nulla ma vedere il mio nome in mezzo a quello di bravissime foodblogger mi ha fatto un certo effetto!

Mentre Gio mi ha passato questo meme-premio...visto che dieci curiosità su di me ve le avevo rivelate dimezzo il giochino per non annoiarvi troppo e ve ne dico altre cinque ;D




1. adoro girare a piedi scalzi, per lo più mi limito a farlo in casa ma se mi si presenta l'occasione amo sentire l'erba soffice di un prato o i sassi caldi di una spiaggia a contatto con la pelle, mi trasmette un grande senso di libertà
2. non sono fissata con la tecnologia ma da quando è uscita questa signorina qui me la sogno di notte
3. per lunghissimo tempo pensavo che uno dei piaceri gastronomici assoluti fosse fare colazione con la pizza! Per questo io e mio padre ne ordinavamo sempre una in più da smezzarci la mattina successiva (ora potete vomitare!)
4. ho l'insana tendenza a chiudermi fuori di casa...se la weazel potesse mi attaccherebbe le chiavi al collo
5. vengo attirata da tutto ciò che è colorato e sbarluccicoso come una falena dalla luce...questo mi rende soggetta ad acquisti insensati e ripetitivi (ho cassetti pieni di post it, evidenziatori, quaderni....)


Io passo questo compitino a quelli che passano di qui e lasciano un commento...dai svelatemi una piccola curiosità!!! e intanto
BUONA SETTIMANA...ANCHE A CHI SOGNA GIA' LE PROSSIME VACANZE ;D

martedì 8 settembre 2009

Toccata e fuga

Due giorni di rilassante apatia. Persa in una bolla di ozio fatta di lunghe ore passate a bordo piscina, per compagno un silenzio estatico e il rumore dell'acqua che lambisce le piastrelle di marmo bianco. Il tempo si dilata mentre il sole tiepido mi accarezza la pelle che mano mano assume il colore del caffè. Le parole diventano superflue e tutto ciò che desidero è rimanere sdraiata ancora un po' a osservare la luce che rende traslucide le foglie degli alberi, morbidi pezzi di vetro color smeraldo che riempono con la loro ombra splendente questo pigro pomeriggio.

Abano è piccola e ordinata. I negozi si accalcano sotto i portici immacolati e l'esplorazione diventa un gioco liberatorio. Un paio di orecchini neri di metallo, un libro di ricette, piccoli regali di carta si trasformano in un piccolo tesoro scovato fra gli scaffali strabordanti di cianfrusaglie.


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Il fine settimana è fuggito così, coccolata dalla tiepida acqua sulfurea delle terme, fra passeggiate e caffè seduti al tavolino di un bar osservando i vecchietti tenersi per mano o improvvisare un valzer sulle note di "Soli".
Lunedì prendiamo la macchina per esplorare i dintorni. I colli Euganei sfilano al nostro fianco, morbidi e placidi come i fianchi una matrona. A Monselice è giorno di mercato. Nell'aria, mentre ci inerpichiamo verso il castello, si diffonde il profumo della frittura di pesce e degli innumerevoli ortaggi disposti ordinatamente sui banchi. Dal bel vedere una campagna ricca e verde ci strizza l'occhio, civettuola, brillante in questa giornata tersa.
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Ci spostiamo di qualche chilometro e arriviamo ad Arquà Petrarca. Case in sasso e una distesa di alberi di giuggiole. I frutti maturi punteggiano il paesaggio con il loro arancione bruciato. La villa dell'immortale poeta si rivela chiusa, ma un piccolo negozio in cui compriamo fichi, uva e giuggiole ci rinfranca della salita appena affrontata.

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Infine giungiamo a Padova. E' l'ora di pranzo ma prima di fermarci a magiare rinfranchiamo lo spirito visitando la Cappella degli Scrovegni. Rimango a fissare a bocca aperta la raffinatezza degli affreschi, i colori vibranti che conferiscono alle figure spessore e profondità. Alcuni riquadri sono di una perfezione assoluta e solo la campanella che annuncia la fine della visita mi distoglie dalla contemplazione di cotanta bellezza.

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Una breve passeggiata per il centro, giusto il tempo per conservare negli occhi le bellezze architettoniche di questa splendida città e per rallegrare il corpo con un pranzo leggero e gustoso, in un piccolo locale che vorrei poter trasferire a Bologna.

E' ora di rientrare, ma per poche ore. Domani un aereo mi porterà finalmente nella mia amata Sicilia. Non vedo l'ora. La macchina fotografica è lì che aspetta sul letto, la valigia è quasi pronta...e per voi un'altra versione di cous cous (scusate sto diventando monomaniaca ;D)



COUS COUS COZZE E PATATE

Cous Cous Cozze e Patate

Ingredienti per 2 persone: 100 gr di cous cous/ 1 bustina di zafferano/ 1 piccola cipolla tropea/ 40 gr di burro/ 2 patate/ 1 confezione da 250 gr di cozze sgusciate congelate (se avete la possibilità di utilizzarle fresche fatelo, basta farle aprire a parte, sgusciarle e poi seguire la ricetta)/ mezzo bicchiere di vino bianco/ un mazzo abbondante di prezzemolo/ sale&pepe q.b.

Lavate, pelate e riducete a dadini le patate. Mettetele in una ciotola, ricopritele con acqua fredda e lasciatele riposare per almeno 10 min. Nel frattempo fate scorrere dell'acqua calda sulla confezione di cozze congelate fino a quando risulteranno morbide. Sbucciate la cipolla e tritatela finemente assieme al prezzemolo. In una padella piuttosto larga fate sciogliere il burro, aggiungete le patate dopo averle scolate e fate cuocere a fiamma dolce fino a quando le patate si saranno ammorbidite. Unite le cozze sgusciate, il trito di cipolla e prezzemolo, il sale e il pepe e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco, alzate il fuoco e fate rapprendere tutto il liquido.Nel frattempo portate a ebollizione 200 ml di acqua. Mettete il cous cous in una ciotola. Quando l'acqua spicca il bollore salatela, prelevatene un paio di cucchiai e con questi diluite lo zafferano. Versate l'acqua bollente sul cous cous e lo zafferano diluito. Coprite con un coperchio o un piatto e lasciate riposare per 5-8 min (l'acqua deve essere stata assorbita completamente). Trascorso questo tempo sgranate il cous cous con una forchetta. Impiattate disponendo il cous cous al centro contornandolo con il condimento di cozze e patate


Ci sentiamo nuovamente lunedì prossimo e se qualche siciliano è in ascolto e ha voglia di consigliarmi qualche posticcino proprio da non mancare si faccia pure avanti. Un bacione a tutti!!

mercoledì 2 settembre 2009

La mia parte terruncella

Mi sedevo sul terrazzo ancora caldo del sole del mattino, le gambe a penzoloni che sporgevano dalle ringhiere, la fronte appoggiata contro il metallo fresco. Sulla collina il paese vecchio spuntava come un dente bianco incastonato fra le sterpaglie riarse. Gli occhi stretti nel tentativo di distinguere la casa dove era cresciuto il mio papà. Cercavo di scorgere la scalinata di ferro battuto che il mio bisnonno aveva forgiato con le sue mani, il forno dove la nonna andava a cuocere il pane insieme alle altre comari. E invece vedevo solo un intrico di vie polverose, di muri candidamente abbacinanti, di tetti crollati e case piene di crepe, simili a volti anziani. Il terremoto aveva fermato il tempo e congelato il paese in un eterno riposo. Nessuno era ritornato. Apice era risorto sulla collina opposta, più bassa e sicura. Ma io vedevo rivivere i suoi resti attraverso le parole di mio padre. Ecco il ponte dove avevano visto il fantasma della ragazzina morta gettandosi nel fiume. Ecco il bar, con la sua insegna scolorita, dove con poche lire, sottratte dal portafogli della nonna, andavano a comprare le "bombe".
Continuo questo gioco fatto di fantasmi e parole, mentre in cucina sento il rumore delle pantofole della zia sfregare sul pavimento. Rumori di stoviglie, il frigo aperto. Eccola apparire sulla porta, minuta come un uccellino, i capelli candidi tagliati cortissimi. Mi parla in una lingua musicale che non comprendo. Annuisco come al solito, sorridendole. Lei si pulisce le mani sul grembiule nero a fiori, stacca alcuni foglie di basilico e si rinfila in cucina. Zì Menù è la sorella della nonna. Dicono che si assomigliavano tantissimo e che erano bellissime. Lei è stata anche in America, a fare l'immigrata assieme al mio bisnonno. Avevano un negozio di oggetti in ferro battuto. Papà mi ha mostrato alcune foto. Immagini in bianco e nero che mi hanno ricordato quelle sui miei libri di storia. Mi ha raccontato che sono stati in quarantena, anche se non so esattamente cosa voglia dire. Ho capito solo che sono dovuti rimane per diversi giorni su un'isoletta davanti a New York.
"Francè U' mangià è pruonto ngoppa a ttavola". Mi alzo e vado verso la cucina. Il profumo mi dice che il pranzo è pronto

SFORMATO DI MELANZANE

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Ingredienti per 4 persone: 3 melanzane nere/ 2 peperoni rossi non troppo maturi/ 4-5 pomodori maturi/ 2 mozzarelle/ mezza scamorza affumicata (circa 150 gr)/ sale/ pepe/ origano/ 1 mazzetto di basilico fresco/ timo essiccato

1. Lavate le melanzane, i peperoni e i pomodori.
2. Accendete il forno a 250° e quando arriva a temperatura infornate i peperoni e cuoceteli per circa 25-30 min (la pelle deve abbrustulirsi leggermente).
3. Nel frattempo tagliate le melanzane a rondelle piuttosto sottili e mettete a scolare in un colapasta ricoperte da un velo di sale.
4. Quando i peperoni sono pronti toglieteli da forno e chiudeteli dentro un sacchetto di plastica o carta fino a che non diventano tiepidi. In questo modo sarà semplicissimo spellarli.
5. Distribuite le melanzane a rondelle su una leccarda rivestita di carta forno. Infornate e cuocete per alcuni minuti (devono ammorbidirsi ma non cuocersi completamente)
6. Spellate i peperoni e tagliateli a piccoli cubetti. Riducete a cubetti anche la mozzarella e la scamorza. Tritate i pomodori, metteteli in una ciotola e conditeli con olio evo, sale, pepe, origano, timo e il basilico sminuzzato. Unite i formaggi e i cubetti di peperone, mescolate bene e lasciate insaporire per una decina di minuti.
7. Abbassate il forno a 180°. Ungete una teglia usa e getta (o cinque monoporzioni) con poco olio. Fate uno strato di melanzane grigliate e ricopritelo con i pomodori, i peperoni e i formaggi. Fate un altro strato e concludete con le melanzane. Versate un goccio di olio sulle melanzane e infornate per circa 30-40 minuti.
8. Lo sformato è decisamente migliore mangiato il giorno successivo.

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NOTA BENE: questa NON è la parmigiana della mia zia. Qualsiasi campano mi lincerebbe se spacciassi questo sformato per parmigiana...però posso garantire che è veramente gustoso ;D
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