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mercoledì 18 giugno 2008

Siamo un Paese Fortissimi!

Il cinema italiano è in crescita. Lo dimostrano i film usciti recentemente e i premi che hanno ricevuto. Insomma, dopo anni di calma piatta e un po' stantia, caratterizzata da cinepanettoni e tragedie sentimentali ripetitive, si vedono finalmente dei bei film, ben strutturati, originali, curati nella forma e nella trama.
Ieri sera, essendomi autoimposta la non visione della partita (motivo per cui la nazionale ha vinto), ho avuto la possibilità di godermi la visione de La ragazza del lago di Andrea Molaioli.



Seguendo un filone noir che sembra aver trovato terreno fertile sia nella letteratura (si vedano Lucarelli, la Verasani, Ammaniti...) che nella produzione cinematografica italiana (Quo vadis baby? e Romanzo Criminale su tutti), il film si ambienta in un piccolo paese vicino Udine. Villini perfettamente curati, boschi, un lago. Ed è proprio in questo luogo idilliaco, dove inizialmente tutto sembra pulito e perfetto che viene ritrovato il corpo di Anna, giovane ragazza, sportiva, gentile, normale e inspiegabilmente morta. A seguire l'indagine viene chiamato il commissario Giovanni Sanzio, magistralmente interpretato da Toni Servillo. A lui il compito di trovare l'assassino di Anna, ma soprattutto di scrostare quella patina di finta purezza che avvolge la comunità.
Bello sotto tutti i punti di vista. Bravissimi gli attori, ben dosati i dialoghi, spesso caratterizzati dalla cantilena dialettale, ma mai fastidiosa, ottima la scelta dei piani sequenza, stupenda la fotografia. Nel complesso risulta un prodotto di grande qualità, che senza bisogno di colpi di scena o storie strazianti, tocca nel profondo mostrando la melmosa e meschina verità che spesso si cela sotto le acque cristalline dell'apparenza. Perchè alla fine del film, non ci sono giudizi, nè asssoluzioni. C'è solo la vita, che continua a scorrere nonostante tutto.

Bè dopo la visione di questo bellissimo film, intervallato dalle urla di giubilo che giungevano dalla finestra aperta, ho raggiunto la weazel, che spaparanzata sul divano, per festeggiare la vittoria degli azzurri si stava mangiando uno dei muffin che avevo preparato.

MUFFIN INTEGRALI



Ingredienti: 240g di farina integrale/150g di zucchero di canna/ 2 uova/ 125g di burro/ una bustina di lievito/ mezzo bicchiere di latte

Mescolate la farina, lo zucchero e il lievito in una ciotola capiente. Fate sciogliere il burro a fuoco dolcissimo e poi lasciatelo raffreddare. Unite agli ingredienti secchi, le uova, il burro e il latte e mescolate fino a che gli ingredienti non sono amalgamati fra loro. Non lavorate l'impasto troppo a lungo se no i muffin risulteranno duri. Imburrate la muffiniera e preriscaldate il forno a 180°. Versate l'impasto negli stampini e infornate per circa 20 min (la superficie deve leggermente dorarsi).
Questi muffin sono veramente gustosi; non troppo dolci, sono perfetti per la colazione accompagnati da marmellata o lemon curd.


martedì 15 aprile 2008

Persepolis

Marjane è sdraiata sul letto e guarda il soffitto. Accanto a lei, sulla coperta, due piccoli cigni di mollica di pane.
Marjane è appena tornata dal carcere dove è rinchiuso suo zio. E’ stato lui a chiedere di vederla, per l’ultima volta, come ultima persona. Lo zio di Marjane verrà presto giustiziato dopo una vita passata come prigioniero, prima sotto il governo dello scià, poi sotto quello islamico. L’accusa è la medesima: oppositore politico, ma ora si paga con la vita. Un uomo con un ideale, ma soprattutto una speranza: per il proprio paese, per la propria famiglia, per la propria gente.
Ma se un uomo del genere viene ucciso, muoiono anche le sue speranze? Se Dio permette la morte di un uomo del genere vale la pena credere in Dio? E la colpa è di Dio o degli uomini?
Domande, dubbi e un grande vuoto: questo è quello che rimane a Marjane. E un paese in cambiamento.
Marjane amava le Adidas e Bruce Lee ora deve portare il velo, giustificare l’uso delle scarpe sportive e comprare le audiocassette heavy metal come fossero droga. All’inizio può esprimere il proprio dissenso alle nuove regole, ma poi ciò diviene pericoloso, molto pericoloso. E non resta che l’esilio, una condizione subdola che ti rende uno straniero ovunque tu vada; anche quando è possibile tornare.


Persepolis è un fumetto e un ora un lungometraggio che bisogna leggere e vedere. È uno strumento per capire un po’ meglio la storia di un paese che oggi è protagonista sulla scena internazionale, ma di cui si conosce poco. È un modo per rendersi conto quanto la libertà individuale vada protetta e difesa, da qualsiasi attacco. Persepolis fa riflettere ed emozionare.
Bello.
Importante.
Soprattutto in questo momento.

domenica 2 marzo 2008

Scusa... vado a fumarmi un messaggino

Venerdì sera, in preda a un attacco cinefilo che ci ha permesso di ignorare i postumi di una settimana pazzesca, io e la weazel abbiamo deciso di andare finalmente a vedere CousCous. Inoltre, il film veniva proiettato al cinema parrocchiale proprio sotto casa e quindi neanche la nostra pigrizia atavica ci ha fatto desistere. Entrati nella hall (se cosi si può chiamare) prima sorpresa: un numero imprecisato di persone, la maggior parte con cappotti naftalinati e pellicciotti di dubbio gusto e utilità, data la temperatura esterna, stanno facendo la fila per prendere il biglietto. Ok niente panico, il film in fondo ha riscosso un discreto successo e come spesso capita a Bologna è rimasto in sala per circa 10 secondi. Ci mettiamo in coda, acquistiamo i biglietti, entriamo e... boom seconda sorpresa: le poltroncine scomodissime in pura lana urticante sono quasi tutte occupate. Io e la weazel ci guardiamo increduli, troviamo da sedere e cerchiamo di rassicurarci commentando come l’utenza sarà sicuramente migliore rispetto ai ragazzini urlanti e divoratori di pop-corn che spesso popolano le multisale. Purtoppo dopo circa tre secondi un gruppo di signore con cappuccio peloso e una scarsissima conoscenza del sapone si siedono proprio di fronte a noi, mentre a film iniziato una coppia si accomoda con una certa 'grazia' nei posti accanto al mio, tirandomi una gomitata da wreastler e chiedendomi ripetutamente da quanto era iniziato il film. Cerco di rilassarmi concentrandomi sul film, ma la maggior parte delle persone si sente autorizzata a commentare ogni singola scena e io comincio a sognare disastri nucleari e apocalissi. Quando ormai pensavo che nulla potesse più allibirmi finisce il primo tempo, si accendono le luci e la scena diventa surreale; neanche fossero tutti Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco il 90% delle persone in sala estrae da tasche e borse il cellulare e comincia a telefonare o a inviare messaggi. Oh mio Dio!! l'invasione degli ultracorpi!! Ma dove sono finite le sigarette?!? l'intervallo era adibito a questo: al rito del fumafuma! Ok, non è politically correct, sappiamo tutti che il fumo fa male, ma questo è molto peggio dei nugoli di drogati di nicotina che si fiondavano fuori dalla sala per dare due tiri rigeneranti a una sigaretta prima che ricominciasse il film. E invece ora sono assediata da quarantenni, che con aria spiritata digitano forsennatamente sulle microtastiere dei loro ultratecnologici telefonini, signore che urlano nei microfono SI Gianna sono al cinema con l'Elga... nono... sisi ma domani sera potremmo andare a vedere al Medusa Ma non si invecchia mai, l'ultimo film dei fratelli Coen (!!!???!!!!) E su questa frase fortunatamente si rispengono le luci.
Ok, precisiamo, io non sono contro la tecnologia o i cellulari, ma quello che non capisco è l'attaccamento morboso all'oggetto. Come non capivo la necessità di dare quei due famosi tiri alla sigaretta, frettolosi e privi di qualsiasi piacere, non vedo la necessità di dover comunicare telefonicamente qualsiasi cosa che non sia questione di vita o di morte, in quei tre minuti di pausa, soprattutto quando si è fisicamente in compagnia di qualcuno.
Ancora una volta il bianconiglio mi ha battuta. Non trovo nulla di familiare, rassicurante, piacevole in questo nuovo rito tecnologico, e lo detesto ancora di più perchè per qualche secondo mi ha fatto rimpiangere il tempo unico dei multisala.
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