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domenica 22 giugno 2008

Dentisti Pazzi e Weazel Marine

Alzi la mano chi ama i dentisti?
Per carità, non fraintendetemi, magari sono persone garbatissime. Le più buone del mondo. Però...insomma l'idea del dentista non è una fantasia piacevole. Quando poi il suddetto dentista è anche un'arrogante testa di beep, ecco le cose cambiano. Quando il suddetto dentista, che ha lo studio nello stesso palazzo in cui vivi, pensa di essere il padrone e signore dell'edificio, ecco la voglia di legarlo alla sua stessa sedia e seviziarlo con il trapano diventa quasi una necessità. Perché i soldi e i millesimi non ti autorizzano a sentirti king of the hill. Non ti danno il diritto di deliberare che dal 13 luglio non si può più parcheggiare nel cortile interno, tanto il tuo cafonissimo BMW manco ci passa nell'androne! Bè a questo punto il desiderio di intuppare lo scrocco della porta di attack o rivestire l'interno della maniglia di chewingum è quasi incontrollabile. Ma poi la parte razionale e perbene prende il sopravvento, il terribile Hide si ritira e Jeckill decide di fare una telefonata al suo amico avvocato. Ok la delibera dell'assemblea è piuttosto illegale. Sbarramento del cortile bloccato...per il momento.
Altra cosa sgradevole: le scatole piene di autocertificazioni in ordine sparso. Come peggiorare la situazione? La guardia di finanza decide di fare una verifica a campione sui contratti a canone concordato e tu, povero impiegato sfigato, ti ritrovi con trenta gradi a scartabellare, in mezzo a una massa di fogli svolazzanti, neanche fossi uno speleogolo, mentre la collega che avrebbe dovuto mettere in ordine le suddette autocertificazioni parla al telefono con sua madre.
Poi per fortuna arriva il week end, e anche con il bel tempo, già che ci siamo. Si fanno tacere i sensi di colpa per la casa non proprio in ordine, per il cambio degli armadi ancora da fare, per la pila della roba da stirare che ti guarda minacciosa dalla poltrona e si va al mare. Un giorno solo, ma è sufficiente. Perché è bello giocare a palla nell'acqua bassa e calda come pipì. Perché anche se il mare fa schifo e ci sono sempre cafoni in giro oggi sono tornata ad avere otto anni. A fare le rovesciate, lanciandomi il pallone in aria e rischiando ogni volta di slogarmi una spalla. A fare il toccio sul bagnasciuga. A devastarmi i capillari dei polsi giocando a pallavolo.
Oggi ho riso, di gusto. Con la mente vuota, almeno per qualche minuto. Ci voleva proprio
Grazie weazel

E ora per ridere un po' e festeggiare l'estate guardatevi 'sto video

domenica 4 maggio 2008

A volte basta un nonnulla...

Arriviamo al mare che è ancora presto. I parcheggi sono ancora vuoti. Sul molo c'è poca gente. Qualche vecchietto che passeggia, le nonnine che fanno fit walking trascinandosi dietro il proprio amico a quattrozampe sull'orlo della crisi respiratoria, i pescatori in attesa. Le gambe sono pesanti, stanche dall'allenamento di ieri, ma il fiato c'è. L'aria qui è tutta un'altra cosa. Sento i polmoni riempirsi a fondo, l'impressione di inspirare qualcosa di solido è rimasta a Bologna con il suo smog. Dopo un po' mi rendo conto che non sento più la musica che gli auricolari mi stanno ancora sparando nelle orecchie. La mente è leggera, non ha bisogno di ulteriori distrazioni. E' il gabbiamo che osservo volteggiare all'orizzonte, è l'onda che si infrange contro i piloni di cemento, è la sabbia su cui lascio le mie impronte.




La pineta ci accoglie con la sua luce zebrata e un profumo che c'è solo qui. Pini marittimi e terra bagnata; e oggi anche alberi in fiore. Le cunette naturali rendono la corsa divertente. Un'ora passa in fretta, i chilometri percorsi non lasciano fatica.
La spiaggia è larga e poco affollata. Il vento porta il vociare delle famiglie e il basso urlo dei carghi che escono dal porto. Sento i muscoli rilassarsi al calore del sole, il corpo farsi pesante, diventare un tutt'uno con i granelli sui quali sono sdraiata. Una piacevole sensazione di annullamento.


Amo il mare, amo questo posto ancora selvaggio, con le sue dune e la sua macchia mediterranea. Solo qui la mia mente smette di parlare, solo qui riesco a darmi tregua.
La baracchina è sempre lì, vicino al caravan-park; una casupola di calce bianca, con una decina di tavoloni di legno riparati dall'ombra di imponenti alberi. Ai fornelli due generazioni della stessa famiglia e qualche ragazza a dare una mano. Sono qui da 18 anni e il cibo che cucinano è straordinario. Piadina, verdure fritte e alla griglia; e poi pesce, fresco e cotto in ogni modo. La romagnolità che trasuda da ogni piatto. Le porzioni sono abbondanti, il prezzo onestissimo. E una spettacolare ghiandaia, grande come un tacchino, che razzola in cerca degli avanzi.


L'acqua del mare oggi è limpida e fredda. La bassa marea dura fino a pomeriggio inoltrato, per la gioia di chi raccoglie vongole, lumachine e patelle.

Giornata perfetta, coronata da un ritorno a casa lento, attraversando la campagna, lungo la San Vitale. Tramonto spettacolare, con un cielo scuro di nuvoloni in contrasto ai raggi color miele del sole che cala.

A volte basta poco per riconciliarmi con questo mondo.

lunedì 3 marzo 2008

Grazie Romagna

C'è qualcosa di magico nel tragitto che collega Bologna a Marina Romea. Un viaggio di appena tre quarti d'ora (traffico permettendo) che però acquista uno strano fascino mano mano che la macchina, scivolando sul liscio asfalto dell'autostrada, lascia la città. La campagna, piatta, con i suoi colori mutevoli, incorniciata dagli Appennini all'orizzonte, incanta. Sabato i campi erano già di un bel verde smeraldo, il sole li inondava creando un netto contrasto con gli appezzamenti ancora brulli e scuri. Dal finestrino scorrono sonnacchiosi casolari e fattorie e un po' più scostati dalla strada paesini dal nome già squisitamente romagnolo: Bagnacavallo, Russi, Cotignola...

Non ho ancora capito se è questo paesaggio o la prospettiva di una giornata al mare a riempirmi di una insolita sensazione di pace, ma mi piace pensare che l'importante è il viaggio e non la destinazione.

Lasciata l'autostrada ci si trova alla fine delle valli di Comacchio e sul ciglio della strada a pochi metri dalla macchina, oltre l'argine ecco sorgere uno dei miei sogni reconditi: i barconi. Queste casupole di legno, costruzioni ibride fra palafitte e capanni dei pescatori, che servono per la pesca con la rete, sembrano essere uscite da un altro tempo e mentre si percorre il limitare della riserva naturale, capisci quanto doveva essere difficile la vita in questi luoghi cinquantanni fa, ma anche quanta poesia e dignità possedeva.

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